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Diario Agreste – scritto n.7: quinta tappa, Notaresco, Abruzzo

Questo scritto è il numero 7 di 10 dell'antologia Diario Agreste

L’autore nella terra di D’Annunzio. Vita in famiglia, giardinaggio e viticoltura

Mi lascio alle spalle la Toscana a bordo del regionale per Faenza, e presto salgo a bordo dell’Intercity Bologna-Lecce. Tratta interessante, si affaccia sulla costa adriatica e attraversa Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. Il convoglio avanza con moderata velocità, dando modo di apprezzare il litorale e i bagnanti intenti nelle tipiche attività da vacanzieri.

Siedo in un vagone con sedili disposti a due a due, in mezzo un tavolino condiviso. Affronto il viaggio in compagnia di due ragazze pugliesi. Una avrà la mia età, l’altra una ventina d’anni. Ascolto distrattamente senza intervenire e colgo alcuni particolari delle loro vite: la più grande lavora nel settore dello spettacolo. Sostiene di conoscere tante persone importanti del settore, di avere contatti. Non sembra nutrire particolare rispetto per loro o di apprezzare l’ambiente. Con una nota di dispiacere e autoaccusa, ammette alla compagna di viaggio di essere una persona difficile con cui convivere. “Forse è per questo che son single”. Sorride raramente. L’altra ragazza parla del suo presente di studentessa, delle insicurezze, di quanta pressione la vita eserciti. Ascolta la ragazza più grande affascinata, gli occhi spalancati, quasi vittima di un incantesimo. Le chiede consigli sulla vita.
(E va bene, non ascoltavo “distrattamente”. Pettegola!)

Arrivo e incontro con Luisa

Giungo alla mia fermata, Giulianova, Abruzzo. Saluto cordialmente le due ragazze e auguro loro buon viaggio.
La stazione è piccola ma viva, brulicante di viaggiatori. Alle spalle una piccola pineta che porta al mare. L’ingresso della stazione si affaccia su una piazzetta dove sostano gli autobus. A ricevermi è Luisa, una allegra e gentile signora che mi da il benvenuto abbracciandomi.

Durante il viaggio si chiacchiera, mi domanda se sia la mia prima volta in Abruzzo. “In realtà no” sorrido “passai ormai una quindicina d’anni fa. Ero iscritto ad un sito internet italiano di nome ETZ, ben prima che Facebook e Myspace esistessero. Conobbi un gruppo di coetanei e ci trovammo per una settimana a vivere sotto lo stesso tetto, a Pineto”. Luisa si illumina: “oh che caso, io lavoro giusto lì. É una bella cittadina! Ci andremo per il mercatino” promette.

Giungiamo a Notaresco, dove ha sede l’azienda a gestione familiare. Copre una quarantina di ettari, con vigne di Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino e trebbiano e olivi come il Tortiglione: cultivar locale, cresce nella zona di Teramo e Pescara.
Un orto con verdure e frutta completa il quadro.
I lavori sulla terra sono principalmente condotti da Massimo, il marito, con Luisa che si occupa dei trasformati, della comunicazione e della casa – oltre alla famiglia e al lavoro fuori dall’azienda. É un vulcano di energia. Massimo è un contadino esperto con esperienza da metalmeccanico e lavora la terra quasi esclusivamente da solo, avvalendosi di alcuni terzisti.

Gli inizi

Ho giusto il tempo di lasciare gli zaini a casa che vengo rapito da Massimo per la prima operazione del mio soggiorno: la mietitura.
Mi conduce con entusiasmo ad uno dei campi a bordo della sua vissuta Suzuki Vitara. La scatoletta giapponese si inerpica senza esitazione sulle colline abruzzesi, fino ad arrivare ad uno spiazzo erboso dove ad attenderci c’è Mario. L’aspetto tra il contadino e lo scienziato pazzo – merito dei capelli sparati un po’ in ogni direzione e della maglietta bianca imbrattata di olio da motore – Mario è un ex autotrasportatore che s’è dato alla guida delle mietitrebbie.
Mi mostra con orgoglio la sua mietitrebbiatrice New Holland autolivellante, un mastodonte con qualche primavera alle spalle: ha varie cicatrici sulla carrozzeria e numerose riparazioni con filo di ferro. Qualche componente è stato preso direttamente dallo sfasciacarrozze. Ciononostante la macchina conserva una certa imponenza.

Mi invita in cabina. Salgo la scaletta e mi posiziono sul sedile passeggero, da cui osservo le operazioni: mietiamo in allegria vari ettari di grano, compiendo slalom tra ulivi e arrampicate su terreni di svariata pendenza. La macchina va dappertutto ed è inarrestabile, manovrata con sapienza – e un pizzico di irresponsabilità – da Mario. “Se ci vedono gli americani si mettono le mani nei capelli”, ammette con un sorriso beffardo mentre manovra il joystick.

Lavoriamo un paio d’ore, il sole è ormai tramontato, e parcheggiamo il mastodonte a fianco del campo.
Saluto Mario e torno con Massimo a casa, dove ci aspetta la cena, sapientemente preparata da Luisa.

In compagnia dei due figli Davide e Leo mangiamo tutti insieme. Si chiacchiera del più e del meno, racconto della mia storia e del mio percorso di vita tra un bicchiere di vino e una fetta di pane. Affronto con coraggio e determinazione il primo di una lunga serie di piatti di pasta da mezzo chilo: Luisa mi vede deperito, la splendida ospitalità fa il resto, e le porzioni sono importanti.
É tutto squisito: Luisa confessa di non amare particolarmente l’atto di cucinare. É difficile da credere, rivelandosi un’eccellente cuoca. Pomodori impensabili, mozzarella mai vista, peperoni assurdi. Fiumi di vino prodotto in casa coronano un’ottima serata.

Prima di salutare mi siedo per qualche minuto al tavolino in giardino. Ascolto i grilli, l’aria è tiepida e soffia delicata tra i rami dei pini, facendo oscillare leggermente la lampada del soffitto. “Sarà il terremoto?”, ride Massimo. É una risata trattenuta, amara. Il ricordo della tragedia di Amatrice e l’Aquila è ancora forte, troppo forte per dimenticare. Mi da la buonanotte e poco dopo arriva Luisa.
Chiacchiero un po’ con lei, si affronta l’argomento e lei inizia a raccontare. Mi indica i capannoni più lontano. In uno di essi riposano i trattori. “Non solo il terremoto. Un inverno di qualche anno fa ci fu una nevicata come mai prima. I tetti erano pieni di neve. Una notte Massimo si svegliò, serissimo, la neve scendeva silenziosa. ‘É crollato uno dei tetti. Sveglia i ragazzi’.
Lavorarono tutta la notte, ci misero quattro ore.” ricorda preoccupata ” Spostarono tutti i mezzi dal capannone integro. Poco dopo crollò anche quel tetto. Non oso immaginare se fossero stati lì sotto. Fortunatamente riuscirono a salvare tutto, altrimenti saremmo stati in difficoltà”.
Do la buonanotte e mi avvio verso il letto, pensando al racconto.

Lavoro di campagna

Il periodo dell’anno è relativamente calmo con principale attenzione alle mietiture e trebbiature: concludiamo la raccolta del grano, dell’orzo e dei ceci con Mario e consegnamo parte del raccolto al consorzio. Ho un ruolo da spettatore, non potendo guidare i mezzi. In compenso fornisco supporto tecnico portando la Vitara di Massimo dove serve mentre lui guida il trattore. É un’auto che, come tante macchine, ha un’anima e va compresa: è divertentissima e leggera, con una frizione un po’ sofferente e l’avviamento tramite un pulsante montato a fianco del blocco chiave.

Stando a contatto con Massimo ho modo di studiare le varie macchine agricole. Mi spiega le procedure di coltivazione e condivide consigli e suggerimenti. Parliamo della sostenibilità di un’azienda agricola e le sue parole mi aiutano a mettere in prospettiva gli obiettivi. Non è di mezzi termini e parla con un’onestà che apprezzo: “l’agricoltura industriale richiede capitali ed esperienza. Macchine, terreni, conoscenza del territorio, collaboratori. Se vuoi entrare del settore, con il passato che hai, non mi sento di consigliartelo. Tuttavia, volendo lavorare in piccola scala, puoi vivere bene con un orto di dimensioni moderate. Ti sfamerà e ti darà soddisfazioni”. Ho di cui riflettere.

Ho poi occasione di vivere la vita di paese con Massimo. Notaresco è piccola e lui è personaggio noto, ovunque vada lo riconoscono e lo fermano. Torno ad apprezzare la vita sociale delle piccole realtà italiane.
Con lui passeggio per il paese, noto le ormai familiari e ubique vetrine in affitto o in vendita. “Si sta svuotando tutto, questo paese muore, come tanti paesi piccoli. I giovani se ne vanno”. Annuisco senza aggiungere altro.

Lavoro di giardiniere

Una volta concluse le trebbiature mi dedico in larga parte alla casa, privilegiando il giardino: faccio del mio meglio potando degli arbusti, curando una siepe, trapiantando degli oleandri. Il sole di Agosto mi dona una abbronzatura invidiabile che non vedevo da anni. Luisa è colma di gioia, vedendo il giardino sotto nuova luce.

É poi la volta di una legnaia che va riempita, e qui mi rendo protagonista di un piccolo incidente: spostando il telo che copre la catasta disturbo incautamente una colonia di vespe e vengo istantaneamente punto sul collo. Non ricordo quel particolare tipo di dolore e deduco sia la mia prima puntura di vespa. Prendo nota mentalmente di non voler ripetere l’esperienza.
Applico inoltre dell’antimuffa ai muri. Anche qui è tempo di pitturare.
Ci scappa anche qualche lavoretto da informatico, e non mi dispiace.

Mi capita spesso di seguire Luisa nel laboratorio di trasformazione: ricavato da alcune stanze della cascina, soddisfa le più stringenti certificazioni igieniche (inclusa la famigerata HACCP): mattonelle e piastrelle specifiche, accessori in acciaio, piano cottura, isola e cappa di aspirazione professionali. Insomma, magnifico e pulitissimo. Nota mentale: impara da Luisa.

É qui che lei da vita ai prodotti: i frutti dell’orto diventano trasformati di alta qualità, elaborati con la massima attenzione e proposti in vasetti di vetro molto graziosi. Si occupa di tutto: trasformazione, creazione e stampa delle etichette, invasamento e vendita.
Tra i prodotti figurano le salse di pomodoro, le confetture, i sottoli, i fiori d’aglio, i preparati per bruschetta… Luisa mi fa scoprire l’importanza del plusvalore. I trasformati rendono ben più della materia prima. Nota mentale: impara da Luisa.

L’autore e i mercatini

L’aspetto più interessante del mio soggiorno è la partecipazione ai mercati locali, a Pineto e in un campeggio lungo il mare. L’azienda è parte del MiT – Mercato Itinerante della Terraun’associazione che unisce alcuni produttori di cibo locali nella promozione dei propri prodotti sul territorio.

La assisto nel montaggio del gazebo, nella disposizione dei prodotti e partecipando alla vendita.
É più impegnativo del previsto, soprattutto per le ore in piedi e per il timore che i potenziali clienti mostrano quando passano di fronte al banco. L’aspetto psicologico nella vendita è notoriamente fondamentale: il venditore deve mettere il cliente a proprio agio. Nel terrore di essere raggirati o obbligati ad acquistare, i clienti evitano spesso di incrociare il nostro sguardo. Quelli meno timidi parlano e chiedono informazioni, inevitabilmente concludendo con la domanda fatidica: “fate spedizioni?”. Le mie limitate competenze in ambito comportamentale spingono ad interpretare la domanda più o meno così: “non sono veramente interessato ma non ho il coraggio di dirtelo, allora temporeggio lasciando una porta aperta”.
Ciononostante vendiamo bene, ed è inevitabile vista la magnifica presentazione dei prodotti da parte di Luisa. Meticolosissima e precisa, allestisce il banco con ordine e armonia. Nota mentale: continua ad imparare da Luisa.

Saluti

Con Luisa e Massimo ho trascorso ben quattro settimane, la permanenza più lunga della mia avventura wwoof. Ho condiviso la vita di famiglia e imparato molto da entrambi, sentendomi a casa. I consigli di Massimo sull’agricoltura son stati fondamentali e mi hanno aiutato a comprendere meglio la direzione da prendere.

A presto!

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Nicola “spidernik84”, si è trasferito nel Settembre 2010 a Stoccolma, in Svezia. In questo blog troverete il resoconto della sua avventura in terra scandinava, un lungo viaggio alla ricerca di un impiego e di nuove opportunità, ricco di avventure inconsuete e testimonianza delle sorprese che un trasferimento all’estero presenta. Ad inizio 2019 lascia temporaneamente la Svezia per un periodo sabbatico nel circuito WWOOF.

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