WWOOF

Diario Agreste – scritto n.6: quarta tappa, Pelago, Toscana

Questo scritto è il numero 6 di 10 dell'antologia Diario Agreste

L’autore sempre in Toscana, questa volta in quel di Firenze. Ulivi e socializzazione.

Rieccomi in viaggio, con un percorso molto più breve. Prendo infatti il treno da Pontedera a Firenze, stazione di scambio, dove l’ennesimo ritardo mi costringe a sgomitare per l’affollata e a me ormai familiare Santa Maria Novella. Calpesto turisti, prendo a calci cani, spingo a malo modo passeggini, riuscendo infine a salire a bordo del regionale per Pontassieve a dispetto di una coincidenza di sette minuti scarsi.

Viaggio privo di eventi degni di nota, temperature esterne in deciso aumento, come visibile dallo schermo a bordo treno: 41 gradi.

Caldo

Ad attendermi a Pontedera c’è Ilaria, mi accoglie allegra e mi invita a salire sul furgoncino arancione dell’azienda. Racconta di sè con l’accento da fiorentina doc che ho imparato ad adorare. Ci conosciamo percorrendo la strada per Pelago, un susseguirsi di dolci tornanti, costeggiata da vigne e adornata di piccoli borghi.

Giungiamo all’azienda Caticciano, un podere antico che Ilaria ha rilevato dai genitori. Circondato da un terreno di proprietà della famiglia da generazioni, ha circa venti ettari di magnifici olivi, corredati da qualche orto e vari filari di Sangiovese. Alberi secolari proiettano ombre rinfrescanti sugli edifici e la via principale è costeggiata da rigogliosi oleandri. Il silenzio, che nella mia avventura per le campagne sto imparando ad apprezzare sempre più, anche qui ritempra l’anima.

Conosco presto Sergio, il compagno. Calabrese, anche lui ha lasciato il lavoro a Firenze per accompagnare Ilaria. Pranziamo insieme con un’ottima pasta e ho modo di assaggiare il loro olio. Carattere forte, pizzica come molti oli toscani. E’ molto buono e lo gusto sul tipico pane senza sale toscano.

L’olio extravergine d’oliva

In cucina vedo svariate bottiglie di olio di diversi produttori, accompagnate da tanti piccoli bicchieri. Ilaria e Sergio spiegano di aver seguito corsi di degustazione, le varie bottiglie servono a tenere esercitate le papille e cogliere le sfumature, i profumi, i difetti. Un’ottima competenza da avere, essendo loro produttori.

Comincio a capire di più di questo prezioso prodotto dell’oliva, a partire dalla classificazione:

  • Olio Extra Vergine – il migliore, esente da difetti, estratto rigorosamente per via meccanica, un po’ fruttato e con acidità inferiore allo 0,8%
  • Olio Vergine – bene ma non benissimo, presenta difetti ma è ancora vendibile. Estratto anche con metodi chimici, può avere vari difetti
  • Olio Lampante – chiamato tale perché utilizzato come combustibile per le lampade. Per legge non commercializzabile a scopo alimentare, purtroppo spesso venduto tramite vari stratagemmi.

Nei giorni seguenti ho modo di apprezzare l’arte del fare olio, così come le grandi difficoltà del venderlo: vi è una mancanza di cultura alimentare per cui non è semplice giustificare prezzi di 13 euro al litro e più. La grande industria ha saturato il mercato con prodotti non sempre d’alta qualità, e il consumatore medio non ha la necessaria dimestichezza per riconoscere un cattivo olio (me incluso).
Colgo questi aspetti anche seguendo Sergio ad un incontro Slowfood regionale. Percepisco stanchezza dai pochi partecipanti all’assemblea: la mancanza di fondi rende difficile uscire da questa empasse, servirebbe sensibilizzare i consumatori sull’importanza del prodotto ma ogni iniziativa richiede soldi che nessuno sembra avere. Sconcertante situazione, considerata la plurisecolare conoscenza accumulata dal nostro Paese, destinata di questo passo ad esser persa dai più per mere logiche di mercato. Una storia trita.

Altri ospiti

Non sono l’unico ospite in azienda. Ci sono infatti Lino e Laura, amici di Ilaria e Sergio. Lui siciliano, lei lettone. Una coppia gentile e allegra. Molto creativi, Lino è di compagnia e simpatico, Laura è sempre sorridente. Laura possiede un’incredibile padronanza dell’italiano: da meno di dieci anni in Italia, lo parla perfettamente con un divertente accento siciliano.

Entrambi sono maestri in cucina. Lino si definisce modestamente “compositore di pietanze”, il che non da giustizia alle sue capacità. Entrambi elaborano con gli ingredienti disponibili ricette vegetariane che mai immaginavo possibili. Umilmente, prendo nota sulla mia fedele agendina per future preparazioni.

I lavori

Alla fattoria Caticciano i lavori vertono soprattutto su ciò che concerne la campagna – l’orto e la vigna – e l’edificio principale. Aiuto Sergio in vari compiti che includono la sistemazione dei pomodori, la preparazione dell’irrigazione, il diserbo manuale e la raccolta della frutta. Le viti necessitano di attenzioni, pertanto ci curiamo di tutti i filari portando a termine la potatura a regime. Sergio è preciso e molto concentrato sul lavoro e mi insegna pazientemente trucchi e stratagemmi.

Continuiamo con la piantatura dei pali perimetrali e con la posa della rete: il podere è circondato da boschi e la recinzione ha lo scopo di tenere lontani cinghiali e caprioli. I quadrupedi adorano la vigna e ogni sera banchettano, scatenando le ire di Sergio (motivate).

Con Ilaria ci concentriamo sui lavori di imbiancatura. L’idea è di offrire ospitalità nella struttura, il che richiede una rinfrescata ai muri. Cominciamo con una base antimuffa, seguita da un colore neutro. Ci occupiamo poi di misurare i bordi e i battiscopa, tracciando le linee guida a matita. É un lavoro certosino, i soffitti sono alti, i muri non dritti e i travetti non molto allineati, data l’età dell’edificio. Compiamo manovre da equilibristi passandoci una barra di alluminio usata a mo di righello. A dispetto della fatica, ce la facciamo.

Scopro di non saper pitturare troppo bene, ma Ilaria è una paziente insegnante e i risultati pian piano arrivano. Seguono giorni impegnativi in cui pitturiamo le pareti di svariate stanze, con risultati eccellenti.

La socialità

Nel periodo di permanenza vivo la città, seguendo spesso a Firenze Sergio e Ilaria, soprattutto nei fine settimana. Vengo introdotto nel loro circolo di amici: il primo evento è un compleanno presso degli orti collettivi, dove conosco tantissime persone. Torno ad apprezzare la vita sociale italiana, spontanea, rumorosa, genuina.

Quasi ogni fine settimana c’è qualcosa da fare: il festival del libro, cene, incontri. Vivo Firenze da persona del luogo, scoprendo bar e vie non battute dai turisti. Durante un weekend cogliamo l’occasione di un compleanno per andare in campeggio e trascorrere due piacevoli giorni tra sole e mare. E poi una seconda festa di compleanno su una collinetta nelle campagne toscane, facciamo notte a suon di musica.

Per una serie di incredibili coincidenze riesco ad incontrare a Firenze dei cari ex-colleghi filippini con i quali ho lavorato sei anni ai tempi della Kambi, il mio primo impiego in Svezia. Vivono a Manila ma hanno approfittato di un viaggio di lavoro in Svezia per visitare il resto dell’Europa. Un momento molto piacevole.

Le difficoltà

Ilaria e Sergio descrivono le principali, e ormai conosciute, problematiche della vita agreste:

  • produttività dei raccolti limitata dai sempre più frequenti sbalzi climatici
  • Moria di api per l’anno terribile (tarda fioritura, tarda e quasi assente primavera) – annus terribilis comune a buona parte dell’Italia, per quanto ho avuto modo di vedere viaggiando
  • lavori dai tempi infiniti dati dall’esiguo numero di persone coinvolte (Sergio e Ilaria con l’aiuto del padre di lei)
  • poca collaborazione con altre realtà, sovente dovuta a campanilismo
  • burocrazia asfissiante e poco supporto da parte dello stato

Insomma, un quadro che si delinea sempre più sconsolante per l’agricoltura italiana, mano a mano procedo in questo viaggio per la Penisola. Avrò modo di spiegarlo in dettaglio in un articolo a fine percorso.

Saluti

É giunto il momento di lasciare anche la fattoria Caticciano e la Toscana, purtroppo. A Pelago sono rimasto ben quattro settimane, ad oggi la permanenza più lunga. Le ho intervallate da una pausa tecnica di circa dieci giorni in Lombardia. Qui in Toscana ho trovato nuovi amici, scoperto nuove ricette, imparato a conoscere di più dell’olio e anche a pitturare (c’è ancora margine di miglioramento). Ma non solo.

Il mio viaggio procede ora verso sud, alla volta dell’Abruzzo. Spero di tornare presto in Toscana e incontrarvi nuovamente. Grazie di cuore!

Naviga nell'antologia Diario Agreste << Diario Agreste – scritto n.5: terza tappa, Montefoscoli, ToscanaDiario Agreste – scritto n.7: quinta tappa, Notaresco, Abruzzo >>

Nicola “spidernik84”, si è trasferito nel Settembre 2010 a Stoccolma, in Svezia. In questo blog troverete il resoconto della sua avventura in terra scandinava, un lungo viaggio alla ricerca di un impiego e di nuove opportunità, ricco di avventure inconsuete e testimonianza delle sorprese che un trasferimento all’estero presenta. Ad inizio 2019 lascia temporaneamente la Svezia per un periodo sabbatico nel circuito WWOOF.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: