Diario svedese – scritto n.59: gli stoccolmesi e l’educazione

Studi antropologici in terra di Svezia

Durante questi due anni di soggiorno a Stoccolma mi sono spesso interrogato in merito alle abitudini comportamentali dei nativi.

Uno degli aspetti più evidenti degli stoccolmesi è il distacco che tendono a mostrare nelle relazioni interpersonali, particolarmente evidente nel caso non vi siano rapporti di forte amicizia. Il distacco arriva a livelli tali da essere talora interpretato come maleducazione. Non sempre lo è.
Questo ermetismo,  definito dai popoli latini “freddezza”, merita infatti un approfondimento. Il miglior modo per accettare – o quantomeno tollerare – un fenomeno è infatti dedicarvi del tempo per capirne l’origine e l’essenza.

Nel corso dei mesi ho avuto diverse occasioni di irritarmi alla vista di scene a me difficilmente accettabili, sovente non essendo mero spettatore, bensì protagonista.

Posso iniziare con una scena vista una mattina mentre ero in procinto di prendere l’autobus che mi avrebbe portato al lavoro. Una giovane e ritardataria ragazza si affretta per non perdere il bus correndo dall’altro lato della strada. L’autista, accortosene, attende il suo arrivo fermando subito il mezzo. La ragazza sale senza salutare nè ringraziare l’autista per il cortese gesto. L’autista mantiene la sua espressione seria e avvia il mezzo nella totale impassibilità mentre la ragazza prende posto.

Altro episodio: prendo la metropolitana come avviene ogni giorno e al mio fianco siedono una ragazza intenta a leggere e due signore. I sedili sono disposti a due a due e ciascuna coppia di sedili fa sì che i passeggeri siano uno di fronte all’altro. La ragazza è seduta da sola sul sedile più esterno, le signore una di fianco all’altra. La signora più vicina al finestrino fa per uscire dal treno ma ha la via ostacolata dalla ragazza, la quale ha le gambe incrociate. La signora finisce, tra manovre da circo e sospiri irritati, per urtare la ragazza e calciare il sacchetto della spesa dell’altra signora. Scatta un’accesa discussione in svedese tra lei e la ragazza, di cui capisco soltanto un “fråga” (chiedi). Probabilmente la signora si aspettava che la ragazza si degnasse di spostarsi senza il bisogno di un’esplicita richiesta, mentre la ragazza non ci pensava nemmeno.

Terzo episodio: in palestra. Essendo gli armadietti uno di fianco all’altro è normale che ci si intralci a vicenda. Di fronte agli armadietti vi è solitamente una panca dove è possibile sedersi. Di fronte al mio armadietto siede un ragazzo intento a cambiarsi. Nell’istante in cui apro l’anta egli si sposta per farmi spazio. Ringrazio per il gesto e vengo completamente ignorato, nemmeno mi guarda.
Il “ringraziamento orfano di risposta” è un leit-motiv: ringraziare per una porta tenuta aperta, per una persona che cede il passo (caso raro), per un autista che ti aspetta, sono gesti a cui viene riservato spesso un triste ed immeritato oblio. Stessa sorte tocca a chi compie il gesto: i ringraziamenti non sono una garanzia.

Avrei certamente altri episodi da portare ad esempio ma mi limito ad un grande classico: gli sputi. E’ infatti abitudine, quantomeno a Stoccolma, che la gente sputi ad ogni occasione. All’attesa di un bus, fumando una sigaretta, correndo. L’aspetto fastidioso è che spesso avvenga anche al chiuso. Non è infatti raro vedere persone sputare sulla metro, sulle scale mobili o nei centri commerciali. Cosa apparentemente normale. Nella terra dell’equità sessuale è superfluo far notare che sputano in egual modo gli uomini, le donne, le fanciulle e i ragazzini. Raramente ho visto anziani dedicarsi all’arte dello sputo.

Ora, è molto importante distinguere ciascuno degli episodi di cui sopra, originati da un insieme di ingredienti che a Stoccolma trovano probabilmente la giusta alchimia.
Il primo episodio denota una certa mancanza di educazione da parte della ragazza che pare essere comune nelle nuove generazioni, aspetto che viene ulteriormente messo in risalto dal secondo episodio: la signora sul treno è infatti indisposta e la ragazza non ci arriva nemmeno, proclamandosi addirittura parte lesa. La signora è probabilmente di una generazione più attenta alle esigenze altrui, la ragazza, figlia di un’epoca di agiatezza e comprovato individualismo dove il dipendere dagli altri è meno necessario, se ne frega.
Il terzo episodio può invece trovare un’interpretazione nella cronica difficoltà di interrelazione tra individui comune alle alte latitudini: è infatti possibile che il ragazzo si trovasse semplicemente a disagio nel guardarmi e nel rispondermi “non fa nulla”, preferendo ignorarmi.

Un’interessante interpretazione del fenomeno viene invece da Simona. Mi sento di condividerla: in una nazione fortemente soggetta a regole come la Svezia, dove il retaggio socialista è ancora radicato nonostante il governo liberista, tutto ciò che non è scandito da dettami e leggi non è ovvio. Cedere il passo, lasciare il posto, rispettare le file e non saltare le code non sono gesti di cortesia, bensì ovvietà e dogmi insindacabili. Regole. Servono a rendere la vita sociale più piacevole per tutti ed è ovvio che vadano rispettate. Mettere in discussione queste regole non è solo illogico e infruttuoso, ma non contemplato. Ed è così che gli svedesi, tanto dipendenti dalle regole, quando la situazione richiede una scelta non predefinita non sanno come agire e non hanno un codice del “bon-ton” che li guidi nell’immediato. Questa mancanza è ben manifesta negli uffici pubblici dove ad ogni richiesta non standard si ricevono risposte assolutamente casuali e diametralmente opposte in base al dipendente e all’ufficio.
Ulteriore possibile ingrediente della ricetta: la natura capitalistica e consumistica della metropoli. Stoccolma è una città ricca, molto ricca. E snob. Questi aspetti creano il substrato ideale all’emergere di comportamenti distaccati e spiccatamente individualistici. La sempre maggior dipendenza dalle telecomunicazioni e dalla tecnologia ha portato ad una forte allontanamento degli individui che compongono la società, i quali si trovano a comunicare con mezzi sempre più veloci ed efficienti. Si può comunicare con un numero di persone sempre maggiore, a distanze un tempo invalicabili e in un lasso di tempo che sfiora l’istante. Questa efficienza di mezzi ha paradossalmente spostato l’asse della comunicazione dalla ristretta cerchia di persone vicine ad un più ampio insieme di persone lontane tra loro, riducendo fortemente la capacità di dialogo vis-a-vis, già di per sè resa difficoltosa dai tratti tipici della società nordica.

Queste sono osservazioni strettamente personali e frutto di un’interpretazione soggettiva del fenomeno.  Sarebbe interessante condividere queste osservazioni con altri residenti a Stoccolma. Vi invito dunque a commentare 🙂