Diario agreste – scritto n.2: Il viaggio in treno da Stoccolma a Capriolo

L’autore e il senso del viaggiare lento.

E così ho nuovamente deciso di raggiungere l’Italia dalla Svezia. In treno.
Per quale ragione, vi domanderete. Principalmente per ridurre l’impatto ambientale rispetto ad un volo aereo.

Molti obietteranno che un solo passeggero in meno non fa la differenza, gli aerei volano comunque. Vero.
Altri sosterranno che i treni anch’essi inquinano, a meno di non essere alimentati al 100% da rinnovabili (ci sarebbe da discutere dell’energia utilizzata per produrre i treni e mantenere l’infrastruttura – meglio nota come energia grigia). Vero.
Taluni affermeranno che non sempre si ha il lusso di rinunciare ad un viaggio aereo di qualche ora per un’epica traversata di due giorni. Vero anche questo punto.
Il fatto è: si deve iniziare da qualcosa, e il mio obiettivo era di dimostrarlo possibile.
Innanzitutto è importante apprezzare il valore della rinuncia: ci siamo troppo abituati a voler sempre di più, spostarci di più, inquinare di più. La non-sostenibilità di un tale stile di vita è ormai sotto gli occhi di tutti. Non possiamo spostare miliardi di persone aspettandoci un impatto zero. Il trasporto di massa ferroviario ha emissioni inferiori al trasporto su gomma, marittimo e aereo (fonte EEA, fig.3). Non è la panacea ma ha vantaggi sostanziali.
Secondariamente, l’Europa ha un’infrastruttura ferroviaria di tutto rispetto, interconnessa da nord a sud, costruita nei decenni. Sarebbe sciocco non sfruttarla. A fronte delle sfide del presente è giusto dare un segnale alle istituzioni: siamo interessati al trasporto ferroviario, ci crediamo.

La seconda ragione del viaggio in treno è di natura prettamente romantica: l’apprezzamento del tempo, delle distanze, il piacere di scoprire i Paesi attraversati, il prendersi un tramezzino ad Amburgo e un caffè a Innsbruck…
La terza ragione è la comodità: con il treno si parte dal cuore della città e si arriva nel cuore della destinazione. Comparato all’auto è molto più veloce. Comparato ai voli aerei è privo di controlli di sicurezza, attese e transfer in aeroporti al di fuori del mondo.
Quarta ragione: a meno di volare in business o con compagnie serie, l’aereo è oggettivamente più scomodo. Meno spazio, atmosfera innaturale, rombo di fondo, mobilità limitata. L’auto è ancora più scomoda, specie se si è guidatori!
Quinta ragione: avevo tempo. Come da articolo precedente, mi sono preso un periodo di pausa. Due giorni di viaggio sono effettivamente un lusso che non tutti possono concedersi.
É chiaro che viaggi intercontinentali diventino problematici via treno, seppur fattibili, ma resta il punto di fondo: non possiamo più permetterci sprechi.

E ora, il racconto del viaggio!

Il lungo viaggio in treno, con le tappe

Stockholm – Copenhagen

Mi sveglio alle 5.00 per lasciare l’ultima volta l’appartamento. Alle spalle una dormita poco ristoratrice, complice la consueta angoscia di perdere il treno. Il tutto a dispetto di tre sveglie, due delle quali ripetute a distanza di dieci minuti.

Imbraccio i due zaini e raccolgo la borsa con le scorte alimentari, rendendomi presto conto di aver esagerato con il bagaglio, a dispetto di un discretamente razionale impacchettamento. “Poco male, la maggior parte del tempo sarò seduto” – mi dico.

Un ultimo inventario mentale degli oggetti più importanti, mi chiudo la porta alle spalle e mi incammino nell’aria fresca di Stoccolma.
Desto la curiosità dei passanti, carico come sono. Penseranno stia per fare il giro del mondo e mi invidiano, immaginandomi presto beato su una spiaggia Vietnamita in compagnia di una Caipirinha. Illusi.
La metro mi trasporta puntuale alla stazione centrale della Capitale dove presto imbarco il treno veloce SJ2000 alla volta di Copenhagen, la mia prima tappa.
Lasciatami alle spalle la Stazione di Stoccolma ammiro pensieroso la sconfinata campagna svedese sfrecciare fuori dal finestrino. Una fattoria, qualche mucca, un bosco. Un’altra fattoria, altre mucche, altri boschi. Un cavallo. Boschi.
Non ho rimpianti perché so che non sarà un addio.

Stockholm alle 6.15. A presto!

La mattinata procede con relativa calma, ascoltando musica, leggendo un po’ e sforzandomi di mantenere la testa dritta mentre il sonno vince impietoso ogni mia resistenza. Inutile il tentativo di mantenere una certa compostezza: mi ritrovo sovente a bocca aperta, con la testa ciondolante in avanti, parlando nel sonno.
Dopo qualche ora attraversiamo il ponte sull’Öresund e siamo quasi a Copenhagen. Un ragazzo parla al telefono e scoppia il finimondo: un uomo lo rimprovera con estrema fermezza standogli molto vicino al volto, irritato, ricordandogli di essere nello scompartimento silenzioso. “Una volta va bene, due no. Non è educato. Non è educato!”. Il ragazzo si scusa, testa bassa, e poco dopo giunge il controllore. Il giovane non ha pace: una signora, inferocita, punta il dito contro di lui rivolgendosi al controllore: “Lui usa il telefono!!!”. Il controllore, pacatamente ma altrettanto fermamente, invita il ragazzo a rispettare le regole.
L’episodio non mi stupisce più di tanto: lo scandinavo è di norma calmo, ma guai a sgarrare. Le regole sono sacre.

Finalmente a Copenhagen. Faccio due passi per la città. L’aria è notevolmente più tiepida e la luce più calda. Prendo un caffè espresso molto costoso e non particolarmente memorabile nel bar “Vivaldi”, lasciandomi fregare dal nome italiano da bravo turista sprovveduto. Rientro in stazione, è quasi ora di prendere il prossimo treno.

Copenhagen – Amburgo

Indicazioni per il bus sostitutivo

Seguo le indicazioni per i bus sostitutivi: di norma Copenhagen – Amburgo è servita da un treno diretto fino a Røedby, porto in cui il treno verrà imbarcato sul traghetto per la Germania. Dal 30 Marzo a Settembre un bus sostitutivo coprirà la tratta Copenhagen – Røedby a causa di grandi lavori sul tracciato.
Finisco il pranzo a base di crackers Wasa, frutta, noccioline e Tartex – una crema spalmabile vegetariana che è ormai la mia droga. É ora di salire sull’autobus!
Cerco di capire se il mezzo sia quello giusto, pare di sì. Convinto, passo lo zaino all’autista che molto gentilmente mi aiuta, scagliando il bagaglio nella stiva del mezzo senza troppi cerimoniali. Ringrazio la sempiterna saggezza di conservare gli oggetti fragili nello zaino che ho sempre in spalla.

Il bus è comodo, moderno e sorprendentemente semivuoto, ho tutto lo spazio per me. Il viaggio di due ore è rilassante, apprezzo il tepore dei raggi di sole che attraversano i vetri. D’improvviso un botto di fronte a me, un rumore simile ad un tavolo rotto. Svariate persone si voltano e mi sono necessari alcuni secondi per comprendere l’accaduto: un passeggero s’è addormentato ed ha sbattuto la testa sul tavolino. Si tiene la mano sulla fronte, tentando di dissimulare l’accaduto borbottando improperi in tedesco o danese. In questi casi la trappola è dietro l’angolo. Fatico a trattenere il riso, lo ammetto, ma non sembra nulla di grave.
Arriviamo a destinazione, Rødbyhavn (porto di Rødby). Qui saliamo su di un convoglio di tre vagoni delle ferrovie danesi. Il mezzo procede nella pancia di un traghetto ibrido per essere poi traghettato a Puttgarden, in Germania, attraversando il Femern Bælt.
Tra una decina d’anni il servizio di traghetto verrà dismesso, in quanto i lavori di costruzione del Femern Bælt-forbindelsen (tunnel del Fehmarn Belt) verranno iniziati nel 2020 e conclusi nel 2028. Si tratta di un tunnel autostradale e ferroviario di 18 km che unirà i due Paesi e connetterà la Scandinavia all’Europa in modo molto efficiente. Sono ottimista per il futuro dei trasporti terrestri.

Una volta in Germania ammiro le campagne del nord del Paese e le imponenti pale eoliche. Ho l’impressione siano molte di più rispetto a tre anni fa, quando passammo alla volta di Amburgo in un analogo viaggio in treno per l’Italia.
La conformazione del paesaggio è cambiata molto profondamente dalla Scandinavia, qui è già primavera. É affascinante vederlo mutare, una consapevolezza che si perde viaggiando in aereo.

Siamo ad una quarantina di chilometri da Amburgo quando avviene il fattaccio: il convoglio rimane indefinitamente in sosta nella stazione e ci viene annunciato un ritardo di quindici minuti. Poco male, ho il prossimo treno tra due ore.
Dopo venti minuti il ritardo prospettato è di mezz’ora. Dopo venticinque minuti di un’ora. Comincio a sudare freddo, già anticipandomi bloccato ad Amburgo; pochi secondi dopo il desolante annuncio riceviamo la rettifica dalla capotreno: “aggiornamento! Segnale verde, ripartiamo”. Giubilo!

Raggiungiamo l’imponente stazione di Amburgo. Il mio piano di cenare presso “Il Buco” salta a causa del ritardo. A dispetto del curioso nome si tratta di un eccellente ristorante gestito da una famiglia tedesca dove mangiammo dell’ottimo cibo italiano. Sarà per il viaggio di ritorno.
Ripiego su di un baretto in stazione dove mi gusto un volgare tramezzino alle uova sode. Il locale è gestito da Mohammed, afgano da otto anni ad Amburgo. Scoprendomi italiano dice di voler portare moglie e figlia a vedere l’Italia. Decido di annotare su un biglietto le canoniche destinazioni turistiche, oso suggerire Bergamo e i grandi laghi. Mohammed non ama i luoghi caotici. Ti piaceranno!
Lo saluto e vado alla ricerca del prossimo treno, il Nightjet notturno per Innsbruck, che partirà dal binario 14.

L’imponente stazione di Amburgo

Amburgo – Innsbruck

Sorgono i primi dubbi: alla stessa ora, sullo stesso binario, partono il treno 494 e 40494, diretti a Innsbruck e Vienna. Ora, Vienna è vicino alla Slovacchia, Innsbruck vicino alla Svizzera. Distanza in linea d’aria 385 km. Il treno o va a Vienna o va a Innsbruck, difficile che passi da entrambe le città.
Osservo gli altri viaggiatori e incrocio lo sguardo di un padre di famiglia tedesco. Approfitto per chiedergli spiegazioni e il buonuomo mi svela presto il mistero: il convoglio procede intero fino in Austria per poi essere diviso: la metà anteriore va ad Innsbruck, quella posteriore a Vienna. Mi suggerisce amabilmente di salire a bordo della giusta metà. Rincuorato, ringrazio.
Sapere il tedesco avrebbe aiutato, considerato che il dettaglio era scritto in varie parti del tabellone. Nota mentale: impara il tedesco.

Il Nightjet per l’Austria arriva come da orario, salgo a bordo e vengo colpito da un potente deja-vu: percorro il corridoio del vagone e raggiungo il mio scompartimento da sei letti, identico al treno che presi per Abisko un paio di mesi fa. Si unisce presto una coppia con due bambini. Lo spazio è poco, nessuno parla inglese e mi ritrovo circondato da bagagli. Ci sistemiamo tra varie contorsioni infilando valigie in ogni spazio disponibile.

Fortunatamente la famiglia riesce a farsi trasferire e rimaniamo in due, io ed un giovane ragazzo tedesco, Joannis. Parla un inglese impeccabile ed è molto socievole: mi racconta di esser prossimo al diploma e di essere indeciso sul futuro. É orientato verso una laurea in chimica ma prima di scegliere prenderà un anno sabbatico girando il mondo. Mi sento improvvisamente in ritardo di dieci anni. Sorrido, son felice per lui, si divertirà.

Parliamo del più e del meno, mi confessa di avere origini lontanamente italiane e si mette a cantare “bella ciao”. Sorrido all’idea e ammiro la loquacità del giovane, a dispetto delle origini nordeuropee. Luogo comune?
La stanchezza mi pervade e ci congediamo. Prima di addormentarmi noto l’assenza delle imbracature di protezione, presenti sul treno per Abisko: in caso di rotolamento o frenata brusca bloccano il passeggero evitando che cada. Contando che dormo nel letto superiore, a due metri dal pavimento, qualche timore sorge. Mi addormento profondamente, di nuovo cullato dall’incedere del convoglio, svegliandomi otto ore dopo, vivo. Evidentemente i timori erano infondati.

Veniamo svegliati dal personale di bordo con uno squillante “guten morgen!” e ci viene offerta una colazione con pane, burro, marmellata e caffè. Tento ripetutamente di svegliare Joannis, che sembra morto, ma alla fine il profumo del caffè lo fa risorgere dall’aldilà. Mi guarda, un occhio semiaperto, chiede scusa. Chiedo scusa io Joannis, ci sono modi migliori per iniziare la giornata.
Arriva sua madre, dormiva con il resto della famiglia nello scompartimento a fianco. In un italiano fluentissimo mi chiede informazioni sul mio viaggio e sulle mie origini, curiosa. Anche lei si stupisce della mia età. “Sembri un ragazzino”. Smettetela di farmi sentire anziano, ca**o!
Siamo quasi ad Innsbruck, quindi ci salutiamo. Joannis mi augura buona fortuna nel trovare le risposte che cerco. Ricambio con gioia.

Una volta ad Innsbruck lascio il bagaglio più grande nei comodi armadi a gettone della stazione e mi incammino per la capitale tirolese.
La città risiede nella valle del fiume Inn, immissario del Danubio, ed è circondata da imponenti montagne. Purtroppo l’abbondanza di nuvole mi permette solo di vederle fare capolino.
Passeggio amabilmente per il centro, addobbato a festa per l’imminente Pasqua, e apprezzo la vivibilità della cittadina, carpendo qua e la parole in italiano e tedesco. So di esser vicino alla destinazione finale. I negozietti del centro sono adorabili e la cittadina è molto caratteristica. Ci vivrei, ma dico così di quasi tutte le città che visito…

Uno dei principali obiettivi del viaggio, oltre ad arrivare a destinazione vivo, era di gustarsi una Sachertorte, uno dei dessert più famosi della pasticceria austriaca. Una volta entrato in un piccolo bar del centro vengo portato a più saggi consigli dal gestore: “la Sachertorte è viennese. La abbiamo, ma il dessert tipico è l’Apfelstrudel”.
Seguo il suggerimento e mi gusto la bontà accompagnata da panna montata e un espresso Illy.

Apfelstrudel!

Saluto e mi incammino alla volta della stazione. Ignoro a fatica i negozi che vendono speck, ritiro il bagaglio e imbarco sul puntualissimo Eurocity per Verona.

Innsbruck – Verona attraverso il Brennero

Il viaggio dall’Austria all’Italia è relativamente privo di eventi, fatta eccezione per l’ordine errato delle carrozze. La mia è in testa anzichè in coda al convoglio, fatto che mi costringe a salire al volo sul treno – visti i ristretti tempi di sosta in stazione – e percorrerlo per intero senza ammazzarmi e cascare in braccio a qualche passeggero con i miei venti chili di carico. Raggiungo il vagone, sfratto dal mio posto prenotato una suora e mi rilasso.

Lungo il viaggio ho modo di apprezzare la bellezza del passo del Brennero, i versanti tappezzati di conifere ancora tinte di neve. Il treno sfreccia lungo svariati tunnel, graziosi villaggi e campi coltivati a meli la fanno da padrone per le valli del Trentino. La neve piano piano lascia spazio al verde.

Verona – Brescia

La tratta finale Verona – Brescia è breve, solo trenta minuti. Avevo la possibilità di viaggiare su un regionale ma ho voluto concedermi il lusso del Frecciarossa. Ammetto di avere un debole per gli ETR 500 e 1000, ed è effettivamente il treno più bello e comodo su cui abbia viaggiato da Stoccolma.

Una volta arrivato incontro mio padre che è gentilmente venuto a prendermi. In caso contrario avrei dovuto estendere il viaggio di un paio d’ore, inclusa la coincidenza. Grazie papà.

Conclusioni

Pensieri a caldo? Un viaggio lungo ma piacevole, mi ha dato la possibilità di comprendere l’entità delle distanze, apprezzare il mutare dei paesaggi e spingermi ancora una volta al di là della mia zona di comfort. E di evitare Ryanair.

Sommario delle tratte:
Stoccolma – Copenhagen, 6:25 – 11:31
Copenhagen – Amburgo, 13:10 – 18:45
Amburgo – Innsbruck (notturno), 20:29 – 9:14
Innsbruck – Verona, 11:24 – 15:00
Verona Brescia – 15:00 – 15:30
Totale ore: 27

L’impatto ambientale è stato sensibilmente minore rispetto ad un volo aereo, come calcolato da EcoPassenger:

Le ferrovie austriache stimano 183,4 kg in meno di CO2 emessa sulla tratta Amburgo – Innsbruck se comparato all’uso di un’auto:

Le ferrovie Austriache mi ringraziano <3

Fattore costi: ho tardato a prenotare e ormai buona parte delle compagnie ferroviarie adotta il modello delle compagnie aeree: più aspetti più paghi. Insomma, all’incirca 200 euro. Costi non bassissimi a fronte del lungo viaggio, specie se comparati a quelli di una low-cost come Ryanair (sui 30 euro senza bagaglio e senza contare il transfer per l’aeroporto). Va considerato che le compagnie aeree hanno sostanziali agevolazioni e di fatto esternalizzano gli ingenti costi ambientali. Ma è un discorso lungo.
Come l’ho organizzato? Come l’ultima volta, grazie a quell’incredibile risorsa che è www.seat61.com. Se desiderate viaggiare per il mondo via treno, bus o nave, non cercate oltre.
Buon viaggio, e se avete domande scrivetemi!