Diario svedese – scritto n.61: terzo anno e importanti passi

Importanti traguardi allo scoccare del terzo anno in Svezia

Quindici settembre, terzo anno lontano dall’Italia.
Mai avrei pensato di rimanere così a lungo, eppure sono ancora qui, in compagnia, e senza piani certi. Nel senso che si lavora, si migliora sul piano professionale e personale e poi si vedrà. Dal punto di vista lavorativo non sto certo sprecando tempo, si tratta di un investimento che sono sicuro mi ripagherà. Che dire degli affetti, invece? Difficile a dirsi, certo è che l’anno prossimo ne compirò trenta, e son volati in fretta. Con gli anni trascorsi vi è la sensazione di essersi lasciata inconsciamente alle spalle la vita precedente, un po’ senza essersene resi conto, accecati dai sentimenti. Lo stesso stato d’animo che mi ha permesso di partire è quello che mi ha fatto perdere di vista il passato, molte vecchie abitudini, alcune storiche amicizie e legami. Questi ultimi li potrò forse ricucire, ma tutto ha un prezzo e solo il tempo dirà se ne è davvero valsa la pena.
“Crisi dei trent’anni” a parte, con l’anniversario coincide un evento molto importante e altamente simbolico: l’acquisto di un appartamento. Ebbenesì, sono da poco proprietario di un umile giaciglio a Stoccolma. In realtà non è proprio a due passi dal centro: è a sud, tra i boschi, ma siamo di umili necessità e va bene così. Son pur sempre un campagnolo, mi trovo più a mio agio nel verde.
L’acquisto, dicevo: si è trattata di una scelta che, a Stoccolma, è più obbligata che voluta. Il mercato immobiliare è folle, nella capitale. L’argomento merita tuttavia un doveroso approfondimento perché è un delirio che è bene condividere. Ne parlerò in un prossimo scritto.
Di nuovo grazie a chi ha permesso tutto questo, alle persone alle quali voglio tanto bene, in particolare a quelle che mi hanno lasciato partire pur consapevoli del rischio che questa permanenza all’estero sarebbe potuta durare a lungo. Grazie.

 

Micropost – riflessione sulle notizie dall’Italia

Faccio seguito al popolare scritto n.60, avente per tema le (vantaggiose) condizioni di lavoro in Svezia. Ora, cosa commentare quando le notizie dall’Italia hanno titoli come questi:

Milano, i lavoratori tornano dalle ferie e trovano la fabbrica chiusa

Modena, l’azienda manda i lavoratori in ferie e intanto si trasferisce in Polonia

Dometic Forlì, “Operai in ferie, manager cercano di svuotare la fabbrica”

La lezione è questa: nel nostro Paese manca un’etica del lavoro, ed il ritratto sapientemente rappresentato dal Fantozzi di Paolo Villaggio è sempre più simile alla realtà. La verità è che molti imprenditori non hanno mai conosciuto le parole “onore”, “onestà” e “rispetto”. Questo avveniva prima della crisi, figuriamoci ora che è un tutti contro tutti.
Sia chiaro, comprendo le dinamiche aziendali e quanto il bilancio segni il destino di un’attività, ma compiere manovre simili tenendo all’oscuro i dipendenti è vergognoso.
Posso solo dire di provar schifo per questa situazione e mi sento profondamente solidale con chi si è trovato in strada per causa altrui.

Diario svedese – scritto n.60: il lavoro in Svezia – due anni dopo

Osservazioni sul mondo del lavoro in Svezia a poco meno di due anni dall’assunzione.

Sono trascorsi ormai più di ventiquattro mesi da quel lontano quindici Settembre 2010 che mi vide incamminarmi, spinto dalla speranza e verso l’ignoto, lungo una strada di cui non vedevo la fine. Partii, romanticamente, più per il piacere del viaggio che per il raggiungimento della meta. Flebile il ricordo dei sentimenti provati. Ne ho una vaga idea, di certo dovevo essere molto motivato. E arrabbiato. Un po’ deluso, certamente.

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Diario svedese – scritto n.59: gli stoccolmesi e l’educazione

Studi antropologici in terra di Svezia

Durante questi due anni di soggiorno a Stoccolma mi sono spesso interrogato in merito alle abitudini comportamentali dei nativi.

Uno degli aspetti più evidenti degli stoccolmesi è il distacco che tendono a mostrare nelle relazioni interpersonali, particolarmente evidente nel caso non vi siano rapporti di forte amicizia. Il distacco arriva a livelli tali da essere talora interpretato come maleducazione. Non sempre lo è.
Questo ermetismo,  definito dai popoli latini “freddezza”, merita infatti un approfondimento. Il miglior modo per accettare – o quantomeno tollerare – un fenomeno è infatti dedicarvi del tempo per capirne l’origine e l’essenza.

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Diario svedese – scritto n.57: “Italy, love it or leave it”

Serata all’insegna del cinema.

Lascio l’ufficio verso le 17.00 in compagnia del collega Matteo. Prendiamo la tunnelbana alla volta di Hornstull, nella parte ovest di Södermalm.
Raggiungiamo il cinema Rio, un vecchio locale dall’aspetto retrò con qualche decade alle spalle. Con un certo stupore ci imbattiamo in una coda di persone che ha inizio all’esterno dell’edificio. La pioggia battente non aiuta. Proiezione del giorno: il documentario indipendente “Italy, love it or leave it”, di cui non conosciamo granché.

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