Diario svedese – scritto n.63: gli spazi comuni

L’autore alla scoperta dei locali condivisi.

Gli scandinavi sono ritenuti riservati e schivi, talvolta meno diplomaticamente asociali.  Tale reputazione traspare da diversi miei scritti – di cui uno particolarmente controverso.
Una riservatezza forse data dal clima, dalla cultura, dalla densità abitativa storicamente ridotta. Una dispersione inevitabile data l’estensione del Paese, con oltre 1500 km di lunghezza da nord a sud e una popolazione di dieci milioni di abitanti. Sono tratti che hanno contribuito ad esasperare questa idea di popolo chiuso e serioso, allergico a qualsivoglia condivisione dello spazio personale. La realtà è meno fosca di quanto la si dipinga…

Pur non essendo festaiolo quanto noi, l’abitante della Scandinavia non disdegna i luoghi di aggregazione e le occasioni per rompere il ghiaccio. L’associazionismo, i club, le maratone soprattutto estive, le parate e i festival sono solo alcune delle opzioni. Questo desiderio di favorire in tutti i modi l’incontro traspare anche dalla grande quantità di spazi comuni, introdotti soprattutto a partire dal secolo scorso per favorire la socializzazione e, comprensibilmente, abbassare i costi in un’epoca in cui la proprietà individuale dei beni era meno comune rispetto ad oggi.

In questo scritto ho deciso di concentrarmi su alcune delle aree comuni del nostro condominio a Skarpnäck. Premessa: il nostro appartamento è parte di una cooperativa di circa trecento unità abitative, distribuite in tre gruppi di edifici. Un numero così importante permette di avere qualche servizio in più e non tutte le cooperative  sono dotate degli stessi locali. Risiediamo inoltre nell’area metropolitana della capitale. È pertanto naturale che un grande centro urbano come Stoccolma presenti un’abbondanza di opzioni, oltre che dinamiche della socializzazione ben diverse da quelle nel sud del pianeta. L’articolo si basa pertanto esclusivamente sulla mia esperienza nella capitale.

Tvättstuga

Iniziamo con la regina degli spazi comuni: la tvättstuga o “casetta del lavaggio”. La lavanderia non è propriamente un luogo di socializzazione ma resta un buon esempio di condivisione degli spazi. Capita di incrociare i propri vicini, il che può dar luogo ad un sintetico scambio di battute.
Questo leggendario spazio, già protagonista di un paio di miei scritti, è dotato di diverse macchine per lavare, asciugare e stirare i capi. Sono grandi e capienti, con pochi programmi semplificati, di tipo industriale e progettate per uso continuativo.
Le asciugatrici sono solitamente di due tipi: a tamburo, più inclemente sui capi, e ad armadio, decisamente più delicata. Quest’ultima permette di appendere gli abiti e lasciare che vengano avvolti da una corrente d’aria calda. Viste le imponenti dimensioni sarebbe poco pratica da installare in appartamento.
La stanza è inoltre fornita di un tavolo, uno sgabello, la pratica cesta su rotelle e un mangano.
La stanza si prenota con un calendario: a seconda della cooperativa si va dal più semplice foglio su cui annotare nome e data di prenotazione a metodi più evoluti. Alcuni edifici possiedono un sistema elettronico che permette la prenotazione via internet. La serratura della stanza è elettromeccanica e viene sbloccata solo se prenotata. L’accesso è garantito da una chiave RFID.
Qui a Skarpnäck siamo un poco più evoluti della penna e del foglio ma ben lontani dai tecnicismi: tramite un calendario e un segnaposto a chiave è possibile scegliere giorno e fascia oraria. Tutti hanno a disposizione una copia della chiave, ci si affida pertanto alla corretteza di ognuno. Capita a volte di tardare, prolungando l’asciugatura dei panni per una mezz’oretta nella fascia dell’utente successivo. E’ una consuetudine tollerata. Di norma, si perde il diritto di utilizzare la stanza qualora non ci si presenti entro un tempo predefinito. Di norma trenta minuti dall’inizio della propria fascia.

Curiosità relativa al rispetto delle regole: leggendarie e parte integrante della cultura svedese sono le famigerate “arga lappar”, i “biglietti arrabbiati”. Già oggetto di siti internet e raccolte stampate, gli argalappar sono messaggi di rimprovero lasciati in forma di note adesive o fogli di svariate dimensioni, solitamente rivolti all’utente precedente. Motivi di litigio sono i filtri delle asciugatrici lasciati impolverati, i coniglietti di polvere abbandonati sul pavimento, la luce lasciata accesa ed i contenitori vuoti di detersivo gettati nel cestino anziché riciclati nell’apposita stanza.
Queste note danno spesso vita ad interminabili discussioni – tutte in forma scritta e velatamente passive-aggressive – fino ad arrivare ad escalation di violenza che culminano in risse e minacce di morte. Sto ovviamente scherzando, tuttavia i toni si fanno spesso accesi, con accuse e ripicche sapientemente ripescate dai cassetti della memoria. Per chi mastica svedese http://www.argalappen.se/, un blog che raccoglie i migliori esempi della letteratura argalapposa.
Costo annuale: inclusa nelle spese condominiali.

Argalappar. Notare il nastro adesivo nero, a maggior impatto visivo e per prevenire la facile rimozione. In basso la risposta. All’origine del contenzioso la mancata pulizia della stanza da parte dei precedenti utenti, oltraggio che ha scatenato l’ira di Jannis, il combattivo vicino greco

Gym

Passiamo al secondo luogo condiviso. Un’onesta palestra, fornita di tapis roulant, stepper, cyclette, pesi ed altri attrezzi per rendersi tonici. Chicca: la palestra è dotata di una “Bastu” recentemente rinnovata. Trattasi della versione svedese della più nota e finlandese “Sauna”. Può accogliere 4-5 persone ed è munita di doccia e disimpegno con tavolino, sedie e pavimento riscaldato. Costo annuale: 500 sek.

Snickeri

Ammetto sia tra i miei spazi preferiti e ricordo ancora la puerile gioia quando la scoprii, due anni fa.

Trattasi di una stanza per il bricolage fornita di tutto ciò che può servire al fai-da-te: lavorazione del legno, pittura, etc. È dotata di attrezzi piuttosto costosi come sega a nastro, sega circolare, levigatrici. Vi sono inoltre tavoli da lavoro, squadre, morse e un corredo di cacciaviti e seghe per vari materiali. Notevole la presenza di un impianto professionale per l’aspirazione di segatura e polvere da collegare agli strumenti.
Curiosità: questa snickeri è ricavata da un rifugio antiaereo sotterraneo e vi si accede percorrendo svariate stanze cieche. Essa stessa è priva di finestre. A Stoccolma sono pressoché ubiqui questi luoghi, noti come “skyddsrum” (all’incirca “stanza del riparo”). Muniti di porte stagne e ricavati nel sottosuolo, permettono alla popolazione di trovare riparo in caso di emergenza. Una iniziativa avviata durante la seconda guerra mondiale e proseguita fino a tempi recenti. In tempi bollenti come questi può sempre rivelarsi utile. Tornerò sull’argomento con uno scritto dedicato.
Costo annuale: 150 sek.

Festlokal

Il “luogo delle feste”. Trattasi di un edificio dedicato ad eventi, feste, cene e qualsivoglia attività ricreativa. Fornito di numerose sedie, svariati tavoli e un pianoforte, accoglie una quindicina di persone.
La cucina è dotata di forno, piano cottura, due frigoriferi, stoviglie e suppellettili varie. Costo giornaliero: 150 sek.

Bytesrum

Introdotta negli ultimi mesi, trattasi di una piccola stanza dove è possibile depositare o ritirare oggetti usati. Molto piccola ma è positivo ci sia.

Övernattningslokal

Questo è forse il locale più particolare: è un appartamento vero e proprio, prenotabile – e molto richiesto – per i propri ospiti, per garantire la loro privacy o in caso lo spazio nel proprio appartamento non sia sufficiente.
Non ho mai avuto il piacere di vederne l’interno. Costo giornaliero: 150 sek.

Barnvägsrum

Una stanzetta per parcheggiare i passeggini e giocattoli ingombranti, al piano terra. Ad occhio ci dovrebbe esser spazio per tutti, facendo una media di un passeggino per appartamento. Costo: inclusa nelle spese condominiali.

La porta che conduce al ripostiglio dei passeggini

Cyckelrum

Una piccola stanzetta che da sull’esterno dove riporre la propria bicicletta. Generalmente sempre piena. Costo: inclusa nelle spese condominiali.

Soprum

La stanza della spazzatura. Far amicizia qui è difficile. Si tratta di una stanza dedicata al riciclo dei materiali: vetri, apparati elettronici, legno, etc. etc. Spesso si trova oggettistica interessante, come aspirapolvere, televisioni, amplificatori per chitarre. Per chi ama riciclare, questo è il posto giusto!

Odlingslott

Non è propriamente un luogo condiviso, permette tuttavia la condivisione e la socializzazione. Si tratta di un’area verde divisa in lotti di 100 m3 dove è possibile coltivare fiori e verdure. Giardini e orti, a seconda dei propri gusti. I lotti, nel caso di Skarpnäck, sono un centinaio, ciascuno munito di una cassetta per gli attrezzi.
Lo scorso anno abbiamo ottenuto risultati discreti: svariati chili di pomodori e ben una lattuga (divorata in tempo zero dalle bastarde lepri che infestano il luogo). I tempi di attesa per mettere le mani su questi spazi variano dai mesi ai decenni, specie in centro, dove vengono di fatto ereditati in modo non troppo dissimile dalle successioni nobiliari. Fortunatamente siamo arrivati nel momento giusto e con sei mesi s’è risolto tutto. Costo annuale: 700 sek.

Conclusione

Con questo breve scritto ho voluto illustrare alcuni degli spazi condivisi messi a disposizione per la collettività. Penso sia un’iniziativa da prendere ad esempio per favorire lo scambio, la condivisione dei beni e risparmiare risorse e denaro. Sarebbe interessante vedere un simile esperimento prender forma in Italia.

PS: sì, dall’ultimo articolo son trascorsi più di tre anni, ma ci siamo ancora 🙂