Diario svedese – scritto n.45: sfide

L’autore sotto esame.

Successivamente al colloquio preliminare di giovedì scorso ho trascorso il fine settimana con amici, senza pensare troppo all’esito.
Lunedì consulto la posta. L’email ricevuta è eloquente: “Ciao, ho discusso con i ragazzi del tuo colloquio di giovedì e avremmo piacere se venissi in settimana per un semplice test pratico. Avrai il tuo laptop e dovrai risolvere un paio di problemi tecnici. Ci vediamo mercoledì”. Felice di essere stato richiamato, decido di prepararmi al meglio: rivedo argomenti chiave quali l’adorato stack TCP/IP, passando poi alle regole di IpTables, probabile oggetto del test.

Mercoledì mi presento in sede ed attendo di essere “recuperato” alla reception. Un impiegato sulla trentina fa il suo ingresso, per poi osservare con occhio critico il cesto di frutta messo a disposizione dei dipendenti. Se ne va con una banana, noncurante della mia presenza.
La tensione è a livelli minimi: l’email lasciava intendere un basso livello di difficoltà dell’esame, non è il caso di preoccuparsi.
Vengo accolto dal ragazzo italiano incontrato la settimana precedente e condotto all’area “operations”. Lì, faccio la conoscenza dei membri della squadra, intenti a preparare il portatile su cui dovrò lavorare. Uno dei ragazzi, i cui lunghi capelli sono legati a coda di cavallo, si presenta con diffidenza e mi illustra la situazione. Indossa una maglietta nera raffigurante Tux, il pinguino simbolo di Linux. Capisco che “ne sa”.
“Ciao. La simulazione consiste nel recupero di un sistema compromesso: GRUB non è in grado di avviare il sistema e diversi servizi sono inagibili.
La password di root è stata modificata e dovrai recuperarla tramite un brute-force o con altri mezzi. Il database MySQL è inaccessibile, ti è richiesto di fare un dump dei DB. Apache non si avvia e dai log devi capire il motivo, inoltre il modulo python non parte. Hai a disposizione cinque live per eventuali opzioni di recupero. Hai due ore da adesso”.
Raccolgo la mandibola dal pavimento e ostento un falsissimo autocontrollo. Il “semplice esame” si presenta di tutt’altro stampo.
Mi metto all’opera senza troppe idee, incapace di procedere. I ragazzi mi aiutano a cavarmi dall’impasse e, dopo una mezz’ora, succedo nell’avviare il sistema.
Il sollievo svanisce in fretta: la macchina si riavvia durante il boot. Capisco che si tratta degli script di init e sistemo, ma la macchina continua imperterrita a riavviarsi. Imprecando, scopro che un symlink dal nome non sospetto (apache-mtm) punta allo script di reboot. “Maledetti”, penso.
Nel frattempo sono già trascorsi sessanta minuti. Craccata la pass grazie all’aiuto dei ragazzi sono finalmente nel sistema. Posso dedicarmi al lancio dei comandi base: eseguo un “cat | grep” sul log del kernel per ottenere maggiori dettagli. In un istante, è l’orrore: kernel panic. Capisco che è l’ennesimo trabocchetto e, dopo la milionesima imprecazione, riavvio di nuovo e riparto da capo.
Evitando di commettere nuovamente l’errore, seguo un’altra via. Lancio l’editor per leggere il log. Digito “Vi”, invio. Impietrito, non posso credere a ciò che vedo: lo schermo diventa nero ed una enorme locomotiva a vapore in ASCII attraversa la schermata. Non-è-possibile.
Comprendo che la causa sono gli alias. Illuminato, lancio “unalias” e la locomotiva mi appare nuovamente. I tecnici, con inusitata solidarietà e simpatico cameratismo, ridono come degli ossessi.
Dopo QUATTRO ore di sofferenza vengo chiamato dal capo-tecnico: “it’s ok Nicola. It’s time for the debriefing”.
Con i quattro tecnici, due dei quali incontrati nel precedente colloquio, discuto del risultato, evidenziando con onestà le mie debolezze. Umilmente ammetto di non essere affatto esperto di sistemistica, pur avendo delle basi che mi permettano di muovermi nel terminale piuttosto agevolmente. Forte del motto sincerità=buona cosa, sintetizzo così: “Conosco le mie capacità e i miei limiti. Se cercate il sistemista esperto, allora non sono la persona che cercate”. Mi viene domandato se sia disposto ad imparare e se ami le sfide, domande a cui rispondo con ovvio entusiasmo: l’esame è stato divertente ed istruttivo, a suo modo.
I ragazzi mi salutano e si ritirano a discutere con il capo-tecnico, il quale mi raggiunge poco dopo. “Nicola, don’t worry. I think you did well, the guys are saying you’ve got potential”. Wow, allora non è andata così male!
Mi chiede cortesemente di completare, giunto a casa, un test psico-attitudinale in formato elettronico. L’indomani passerò al terzo step: la discussione con il responsabile risorse umane, il quale si occuperà delle abilità “non tecniche” del sottoscritto.
Saluto e me ne torno a casa piuttosto frastornato ma soddisfatto.

L’indomani

Giunto per la terza volta nella sede dell’azienda, trovo ad accogliermi Curt. Svedese sulla sessantina, dà l’idea di essere piuttosto competente nel suo ruolo: la selezione del personale.
Mi guida nell’ufficio, dove discutiamo informalmente dei soliti aspetti chiave di interesse all’azienda: sogni, limiti, pro, contro, etc.
Il colloquio continua con la discussione del mio test elettronico, si passa poi ad una prova di logica: varie serie numeriche da completare.
Finito il tutto saluto lui e il capo-tecnico lasciandoli alla decisione finale. Le risposte giungeranno l’indomani. Per ora la mia parte l’ho fatta. L’esperienza è stata interessante e l’esser giunto al terzo turno è già una piacevole sorpresa e soddisfazione personale.
Mi ero prefissato di studiare da vicino il mondo del lavoro all’estero; è un buon inizio. E ora, aspettiamo.

  • zita

    grande nocola, siamo ad un passo …. evvaiiii… aspetto buone nuove. un abbraccio zita

  • La locomotiva in ASCII valeva la candela! 😀

    • spidernik84

      Ahah sì. È anche scattata la tipica esclamazione in “elegant british”: “What the f*ck is this?!?”.

  • Fabrizio

    fosse successo a me l’animazione della locomotiva, mi sarei messo a ridere e a cercare la telecamera nascosta XD! Per fortuna che ti avevan preparato con un “paio di problemi tecnici”, alla facciazza.

    Comunque, sì terzo turno è un gran successo, non mi è chiaro a cosa servirebbe la prova delle sequenze numeriche da comletare: sarà che HR e sistemistica non sono mondi a me vicini e mi risultano oscuri 😉

    • spidernik84

      Sì, era il delirio…
      Presumo che i test di logica servono per valutare la capacità di problem solving e simili. Non so quanto possano dedurre da degli esercizietti matematici, ma non è materia nostra, come hai saggiamente scritto :).

  • Fabrizio_cisco

    Alla faccia del test!!! Nemmeno quando mi hanno assunto in cisco o in ibm mi hanno fatto una cosa così… Finger Cross!!! 🙂

    • spidernik84

      😀 Post to follow…