Diario svedese – scritto n.4: l’arrivo

Arrivo a destinazione. L’autore si stupisce del caos in cui è immersa la capitale. L’autore è colto da malinconia.

Viaggio regolare e in orario. Siamo atterrati verso le 14.00 a Skavsta. Dopo un rapido spuntino a base di curiosi sandwich vegetali dagli ingredienti più o meno riconoscibili (fatta eccezione per delle specie di prugne) siamo saliti a bordo dell’autobus alla volta di Stoccolma.

Dopo un viaggio insolitamente più lungo di quanto ricordassi (un’ora e trenta minuti) siamo giunti nei pressi di Stoccolma accolti da un magnifico arcobaleno. Fatto il nostro ingresso in città, la pioggia batteva implacabile sotto un cielo scuro e minaccioso, con il sole ormai fuggito oltre l’orizzonte.
Immersi in un traffico inspiegabilmente caotico, siamo giunti al Cityterminalen senza troppi fastidi. Da T-centralen è bastato esibire la mappa di Stoccolma perché in meno di un minuto ci venisse in aiuto un uomo svedese dal fare educato, il quale ci ha gentilmente mostrato la via per la T-Bana e suggerito quali biglietti prendere.
“Where are you from?” mi fa lui.
“Italy!” rispondo deciso.
“Oh mi piace tuo paese! C’è casino”
Non sa quanto…
“You’ve got some problema, con Silvio Berlusconi”
“Bravo amico svedese, anche tu sei informato”.
In un’altra occasione mi sarei certamente stupito, ma ormai non mi scompongo più quando mi imbatto nell’altruismo svedese e nella loro conoscenza della nostra situazione politica.
Scesi ai piani inferiori, pareva di stare nel limbo: l’amico svedese mi aveva suggerito di “seguire la massa”, e non poteva essere più chiaro: un flusso interminabile di persone di ogni razza e età si precipitava attraverso il crocevia delle tre linee metropolitane, senza lasciar spazio al minimo movimento. Il mio bagaglio per il lungo soggiorno, costituito da una valigia da venti chili e da un trolley, non mi permetteva di infilarmi agevolmente nella fiumana. Fortunatamente, dopo due ascensori e tre rampe di scale abbiamo raggiunto la pensilina della linea blu. Rotta per Fridhemsplan!

Giunti all’ostello Fridhemsplan ci siamo finalmente goduti il meritato riposo. Dopo qualche istante sono stato colto da profonda malinconia. Ho desiderato per mesi di poter visitare e vivere questo magnifico Paese, ed ora che sono finalmente qui mi sento spaesato e vittima della tensione. Non c’erano dubbi che si sarebbe rivelata un’impresa tutt’altro che facile, certo non credevo di vivere questo disagio già nelle prime ore di soggiorno. Spero sia dovuto semplicemente all’incertezza dell’alloggio e al terrore della solitudine. Avrò di che lavorare, il bello viene adesso.

  • zita

    come va? per qualsiasi cosa mandami una e-mail.
    un bacione zita