Diario svedese – scritto n.29: lavoro?

Viaggio a Kista per il primo colloquio lavoro. Positivi risvolti.

È giunto il giorno del primo serio colloquio per un posto di lavoro in un’azienda Svedese. Trascorro la mattinata ripassando le nozioni importanti in vista dell’intervista, anticipando le possibili domande e rivedendo l'”etiquette” del perfetto colloquio Scandinavo.
Pranzo con un essenziale piatto di pasta al sugo di pomodoro e lascio l’appartamento diretto alla stazione della T-Bana. Per la prima volta, prendo il treno in direzione Akalla anziché  T-Centralen.
Lasciata la stazione, il treno spunta dall’oscurità del tunnel cavalcando un lungo viadotto in mezzo a prati ed alberi, per poi rigettarsi nelle profondità della terra. Dopo qualche chilometro siamo nuovamente all’aperto. Qualche centinaio di metri e il convoglio si arresta alla mia fermata: Kista, la Silicon Valley della Svezia, il polo IT più importante dell’intero Paese.

Lascio il treno insieme ad un’umanità multicolore, discendendo le scale mobili e orientandomi in qualche modo alla ricerca della giusta direzione. Procedo attraversando la Kista Gallerian, il centro commerciale del distretto. Percorro in tutta la sua lunghezza l’edificio e sbuco su di un grazioso viale che si snoda tra piccoli edifici moderni ed essenziali: l’università, le case degli studenti e altri palazzi di recente costruzione.
Lungo il percorso osservo la moltitudine di sedi delle più importanti aziende del settore TLC: Motorola, Ericsson, Freescale, per citarne alcune.
Individuo finalmente la sede del colloquio, posizionata tra la Saab, la Ericsson e la Sony Ericsson. Interessante.
Essendo in anticipo per l’appuntamento delle 15.00, mi faccio un giro per trascorrere mezz’ora di relax in vista dell’incontro.

In genere, la mancanza di puntualità è mal vista. Siate poco puntuali, e per qualsiasi Svedese il vostro pedigree verrà macchiato indelebilmente ed irrimediabilmente. Arrivare in ritardo ad un colloquio di lavoro vi garantirà la mancata assunzione.
Conscio di ciò, mi presento di fronte alla sede cinque minuti in anticipo, scoprendo con terrore che al campanello non risponde nessuno. Trascorrono i minuti e la porta non si apre. L’angoscia mi assale allo scorrere dei secondi, memore del “fattore puntualità”. Giungono le 15.00 e, fortunatamente, qualcuno mi apre. Entro, una segretaria mi chiede di presentarmi. “Just a minute, please…”.

Poco dopo vengo accolto dalla squillante voce di Mattias. Con delle rapide e decise falcate si dirige verso di me tendendomi la sua gigantesca mano. Memore del primo incontro con Anders, giungo ad una riflessione: sono tutti giocatori di rugby qui in Svezia?
Mi offre un caffè che prontamente accetto. La tazza sarà un buon diversivo per stemperare la tensione durante l’intervista, nel caso dovessi sentirmi sotto pressione.
Vengo guidato in una stanza, dove discutiamo per un’oretta dell’attività dell’azienda e delle principali mansioni che andrei a ricoprire. Per la maggior parte dell’intervista è Mattias a prendere la parola, riesco comunque a dargli informazioni in merito alla mia persona ed ai miei hobbies. Non ho ancora ben idea dei lavori che mi verranno affidati, ma Mattias si riferisce più volte al “networking”. Essendo l’azienda piccola e gestita da lui e dalla sorella, dovrò probabilmente occuparmi di più settori. Un’azienda IT a conduzione familiare: da noi le PMI gestite dalle famiglie fanno bottoni, cinture e scarpe, qui virtualizzano i server e gestiscono le fibre ottiche. Sono perplesso.
A fine colloquio Mattias sembra abbastanza convinto, confermandomi che invierà al mio indirizzo di posta una copia del contratto con relative informazioni in merito alle altre questioni burocratiche. Verrò assunto per un periodo di sei mesi in prova, per poi diventare eventualmente membro in pianta stabile.
Non ho ancora idea di come si evolverà la situazione, posso solo constatare di essere assai entusiasta ed al contempo preoccupato di ciò che mi si presenterà lungo la via.