Diario svedese – scritto n.27: rientro in Svezia

L’autore di rientro in Svezia dopo una breve settimana in Madrepatria. Volo disperato con Ryanair. Di nuovo a caccia di un lavoro.

Ho trascorso l’ultima settimana in piacevole compagnia delle persone care, approfittando del rientro per adeguare il guardaroba all’incombente gelo scandinavo.
Il volo di rientro non è stato privo di “simpatici” colpi di scena. Il Boeing 737 della compagnia Irlandese marcia per qualche centinaio di metri sulla pista di servizio per prepararsi al decollo. Flaps abbassati, turbine a piena potenza e via in accelerazione lungo la pista.
In fase di distacco, ovvero il momento statisticamente più pericoloso insieme all’atterraggio, il vicino di posto Svedese si rivolge a me in inglese:
“Hey, it’s raining on your head…”
Lo guardo con gli occhi sbarrati, incredulo, mentre sono schiacciato contro il sedile: “What?!?”.
“Yeah, it’s raining on your head”, ripete serio.
Seguo il suo sguardo e noto con terrore che, effettivamente, dal pannello superiore… piove acqua sul sedile.
“Holy shit…” è la risposta internazionale che mi sovviene d’istinto.
Mi tengo la pioggia e, terminata la fase di decollo, attiro l’attenzione dello stewart. Eliah, ad occhio e croce uscito da poco dalla pubertà, come ogni membro dello staff Ryanair sprizza gioia da tutti i pori. Mi offre il menù di bordo, che rifiuto seccamente facendogli capire che l’appetito m’è passato: “Hey, It’s raining in your plane…”.
Risponde con un sorriso: “Don’t worry, sir, it’s the air conditioning. Everything is fine”. E mi volta le spalle.
A bocca aperta osservo lo steward che si allontana lungo il corridoio. Ma ca**o, è un aereo, non un autobus urbano, come fai a dirmi che è normale che PIOVA DAL SOFFITTO?!?.
Basito, trascorro le due ore di viaggio senza altre sorprese. In fase di atterraggio, stessa storia: l’aereo mi piscia condensa sui pantaloni, suscitando il riso di una bimba svedese e della relativa famigliola. Grazie Ryanair, a saperlo prima avrei chiesto un bicchiere.
Il trasferimento dall’aeroporto di Nyköping a Stoccolma è regolare, così come il viaggio in metro. Di rientro nell’appartamento, scanso con il piede la posta pubblicitaria accumulatasi di fronte alla porta e appuro che il vetro in cucina è ancora mancante. Veloce controllo del frigo. Getto le due banane marce e mi faccio una doccia. I mobili sono ricoperti di polvere. Il bello del parquet, non si può pretendere troppo.
L’indomani, saluti agli amici di Stoccolma e ulteriore visita all’ufficio di collocamento. Distribuisco CV a tappeto e la solita, deprimente, scontata risposta è: “bel CV, ma devi parlare Svedese”. In compenso ho fatto la conoscenza di un gentile tecnico, Johan, residente nella capitale. E’ felice di parlare con me mentre siamo in coda per l’intervista: “Tutti gli svedesi sono silenziosi e riservati, fare due chiacchiere ogni tanto è piacevole”. Ci siamo scambiati i contatti, chissà che la rete di conoscenze non si estenda.
Nel frattempo, si studia.
  • zita

    ciao, tutto bene, novità…. in vista…
    settimana prossima arrivano visite.. poi più avanti magari , anche la zia potrebbe avventurarsi nelle bufere di neve….. della svezia.
    un abbraccio ci sentiamo. zita

  • Mary

    Ma come…sei tornato e non dici nulla??? A saperlo passavo a salutarti!!! Beh, alla prossima allora..e in bocca al lupo per tutto!