Diario svedese – scritto n.23: calma

L’autore presso il KTH. Pensieri sulle amicizie.

In seguito all’abbandono formale della vita di ostello tutto scorre più lentamente. Anche la frequenza degli scritti si è sensibilmente ridotta. Prima avevo molto da raccontare, ora un poco meno.  Mi rendo conto che la vita da avventuriero è emozionante ed educativa solo ora che vivo in un appartamento in perfetta solitudine. D’altronde, o si vive una vita da corrispondente estero come fece il buon Tiziano Terzani, o ci si deve cercare una sistemazione stabile. Pochi hanno la fortuna e la costanza di seguire la prima strada.

Lascio l’appartamento alle tredici circa e attendo con pazienza l’autobus 504 diretto a Sundbyberg. Alla fermata mi si avvicinano una ragazzina ed un ragazzino, mi osservano e prego non mi rivolgano la parola. Mi rendo conto che non conoscere lo svedese sia molto limitante, e mi impongo di accelerare i tempi di apprendimento.

Salgo sull’autobus e durante il viaggio osservo dal finestrino il paesaggio che scorre. Graziose abitazioni, ognuna con la propria staccionata bianca, si alternano a grandi macchie di vegetazione e a zone boschive.
Arrivo a Sundbyberg in perfetto orario e do inizio alla ricerca di una piscina pubblica: è un mese che non nuoto, sento il fisiologico bisogno di fare movimento.
Chiedo informazioni: intercetto due passanti, ma sono turisti. Passo ad un ragazzo sulla ventina, non è del posto. Prendo alle spalle due tizi apparentemente del luogo, sono mediorientali. In un’ora non cavo un ragno dal buco. Avendo appuntamento con un amico tra poco, riprendo la metro verso la Tekniska Högskolan a nord della città, programmando di buttare un occhio alla cartografia di Sundbyberg quando rientrerò in appartamento.
Giunto a destinazione, ammiro l’imponenza del KTH, la Kungliga Tekniska Högskola, il fiore all’occhiello degli istituti d’istruzione Svedesi. Fondato nel 1827, è stato ed è tuttora il cardine dello sviluppo tecnologico Svedese e scandinavo. Tra i suoi vanti figura anche il professor Hannes Alfvén, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1970.

Il campus è costituito da immensi edifici in mattoni rossi, disposti in modo da circondare vasti giardini. In una di queste aree incontro addirittura una famiglia di daini intenti a brucare l’erba indisturbati.

La sera ceno in compagnia dell’amico conosciuto a Stoccolma. Il supporto che ho trovato dagli amici Italiani incontrati qui si è dimostrato davvero inestimabile, senza i loro incoraggiamenti la mia avventura avrebbe avuto sorti differenti.

  • gabri

    Bravo! Continua così……… Quando torni ti faccciamo provare tutte le nostre lavatrici.
    hotmail, mi sta dando un pò di problemi, non riesco più ad inviare posta, magari, quando torni, chissà……
    Ciao nik

  • Ivy

    Tutti coloro che hanno letto Terzani me ne hanno parlato un gran bene .
    Mi manca , mi sa che dovrò leggere qualcosa di suo , ero ispirata da ”Un indovino mi disse” . 🙂

    • spidernik84

      E fanno bene, sono letture illuminanti.
      “Un indovino mi disse” è il libro da cui sono partito. Un libro che ti cambia.
      Anche le altre opere sono ottime, ma il libro sopraccitato unisce le riflessioni dello scrittore sia sul mondo terreno che sullo spirito e l’anima.
      Parti da quello, non te ne pentirai :).

      PS: per il diario Svedese mi sono ispirato proprio al grande Tiziano. Posso solo prostrarmi dinnanzi a lui, ma l’uso del presente e i periodi corti sono un omaggio al suo stile. Umile, ingenuo, misero, ma comunque un omaggio :). Lui è stato la mia fonte di ispirazione, senza dubbio.