Diario svedese – scritto n.10: nuove conoscenze internazionali

L’autore socializza con i compagni di stanza. Prima serata in un pub.

Mi sveglio anche questa mattina per merito di Aziz, ma è un risveglio gradito e atteso: mi saluta e mi stringe la mano, augurandomi buona fortuna. Arrivederci Aziz!

Scopro che le due ragazze arrivate il secondo giorno non sono tedesche, pur parlando la lingua, bensì altoatesine: discuto con loro, finalmente in italiano, delle motivazioni che mi hanno spinto a lasciare l’Italia. Annuiscono convinte, ammettendo di essere trattenute in Patria dall’amore. Mi fanno riflettere.

La mattina sono costretto a consegnare il bucato alla lavanderia di Gamla Stan, visto che i proprietari del 2kronor, per quanto abili nel ricavare docce e bagni dal nulla, non sono riusciti ad infilare una lavatrice in nessun angolo dell’ostello.

Passo la giornata ad inviare il curriculum nell’attesa che Anders si faccia vivo. Nel tardo pomeriggio mi lascio convincere da Tommaso a prendere una birra al bar Akkurat di Sodermalm, strappandogli la promessa di lasciarmi rientrare presto. Ci diamo appuntamento per le 20.00 alla stazione di Slussen.
Giunta l’ora, incontro Tommaso e ci salutiamo con un abbraccio. Mi conduce nel pub: un locale all’inglese gremito di persone, nonostante sia mercoledì. Nell’aria un profumo di cibo fritto che mi ridesta l’appetito e i pensieri sulle condizioni dei miei abiti.
Dopo un attimo di mia chiusura dovuta alla situazione inusuale, inizia una delle serate più stravaganti che mi sia mai capitato di vivere: dalle venti e trenta circa, è un continuo stringere mani e conoscere persone di ogni nazionalità. Discuto della politica italiana con un cinese, parlo di reti con un ingegnere Ericsson di Stoccolma, di surf con un americano del Michigan. E’ poi la volta di un canadese, di un romeno, di un francese e di una inglese. Ci si avvicina poi un altro svedese alticcio, il quale tenta di condividere il suo entusiasmo spiegandoci le differenze tra il “billiard” e lo “snooker”, da lui praticato. Facendo ondeggiare la pinta di birra, si vanta del fatto che lo snooker richieda maggiore abilità. Concludo la serata discutendo con un neozelandese dall’inglese traballante.
Per un attimo mi sento davvero fuoriluogo: sono tutti studenti, laureandi o super-fighi, alle prese con un tecnico di reti senza fissa dimora, trasferitosi in Svezia con i suoi ingenui sogni di gloria. In compenso, si complimentano tutti per il mio inglese, domandandosi dove l’abbia imparato così bene, essendo io italiano. Una gradita consolazione.
Sono sfasato e perplesso: non ho ancora un appartamento, ma ho scoperto che qui socializzare con le persone è davvero naturale. Non vi sono i gruppi isolati come nel nord dell’Italia, il contatto è immediato e rilassato, senza guardare ai colori, allo status, all’abito, alla razza. Questo, in fondo, è davvero meraviglioso. E ora dormo: domani mi aspetta la ricerca di un altro ostello.