La verità sui dossi artificiali

Chi, in fondo, non si è mai lanciato in appassionate lamentazioni viaggiando tre metri sopra l’asfalto con la propria vettura oltre un dosso mal segnalato? Chi, provando ogni sorta di buon sentimento, non ha maledetto in più occasioni le rampe di lancio sulla via Silvio Bonomelli a Rovato?

E chi, dimenticandosi per un breve ma interminabile istante delle sue cattoliche origini, non ha citato ogni santo del calendario nel consumare il paraurti anteriore in un morbido atterraggio su dei graziosi dossi in pietra?

Tutti, in un modo o nell’altro. Ed è a voi, amici, vittime di questa prepotenza perpetrata da tempi immemori dalle amministrazioni comunali, che mi rivolgo: sappiate che buona parte dei dossi è illegale. Punto.

Vi invito a dare una lettura all’articolo 179 (Art. 42 del Codice stradale) in merito ai rallentatori di velocità.

E’ in particolare il comma 4 a rendere fuori-norma queste “espressioni artistiche” di cui i comuni vanno tanto fieri. Ecco l’estratto:

I dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne e’ vietato l’impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento.

Strade residenziali, parchi pubblici, residences… qualcuno legge “strade ad alto traffico”, “strade provinciali”, o “strade di paese”? Non mi pare. Anche se vi fosse esplicita menzione di tali tipologie, la presenza di dossi su queste vie verrebbe ulteriormente resa illegale dall’ultimo periodo, la cui importanza è evidenziata dal grassetto.

Ma passiamo al comma successivo, che esamina la realizzazione del dosso nel caso sia stato approvato e costruito (perché i dossi, sulla scorta delle rotonde, non vengono più “posati”, bensì “costruiti”, con tanti materiali e colori diversi, per soddisfare i capricci degli assessori alla viabilità. E rimossi, e ricostruiti, e ancora corretti… ma qui si accenderebbe un’ulteriore polemica, e la carne al fuoco è già troppa).

Dicevo, il comma 6 del sopra menzionato articolo espone quanto segue:

I dossi di cui al comma 4, sono costituiti da elementi in rilievo prefabbricati o da ondulazioni della pavimentazione a profilo convesso. In funzione dei limiti di velocita’ vigenti sulla strada interessata hanno le seguenti dimensioni:

per limiti di velocita’ pari od inferiori a 50 km/h larghezza non inferiore a 60 cm e altezza non superiore a 3 cm;

per limiti di velocita’ pari o inferiori a 40 km/h larghezza non inferiore a 90 cm e altezza non superiore a 5 cm;

per limiti di velocita’ pari o inferiori a 30 km/h larghezza non inferiore a 120 cm e altezza non superiore a 7 cm.

I tipi a) e b) devono essere realizzati in elementi modulari in gomma o materiale plastico, il tipo c) puo’ essere realizzato anche in conglomerato. Nella zona interessata dai dossi devono essere adottate idonee misure per l’allontanamento delle acque. Nelle installazioni in serie la distanza tra i rallentatori di cui al comma 4, deve essere compresa tra 20 e 100 m a seconda della sezione adottata.

Ottimo. Considerato che su strade a percorrenza inferiore ai 30 km/h (presumibilmente, in Italia, è tuttora d’uso dirottare il traffico su delle mulattiere, non mi spiegherei altrimenti come sia possibile far scorrere delle vetture a tale velocità) è evidentemente folle posizionare dei dossi, concentriamoci sulle altezze.

7 cm è l’altezza massima, poco meno di un palmo di mano. A quanto mi risulta, di dossi così bassi ce ne sono veramente pochi, e se veramente fossero alti solo 7 cm tutta la discussione si ridurrebbe ad una sterile polemica di paese.

Così, infatti, non è: su strade ad alta percorrenza (quindi con limite di 50 km/h) viaggiamo su altezze di 10, 12 cm, quindi decisamente fuori norma. Il che, sommato al comma 4, aggrava ulteriormente la situazione.

Oltre al consolidato stato di anachia che regola il posizionamento dei dossi (mi verrebbe da definirlo “semina”), è opportuno segnalare l’idiozia dell’adozione in massa del dosso in sè, utile solo in certe zone particolarmente sensibili, quali aree frequentate da bambini o anziani, o vie particolarmente frequentate da pedoni. L’ultilizzo di dossi porta ad un sensibile aumento dell’inquinamento dato dalle frenate e dalle ripartenze, un aumento della rumorosità e un generale intasamento del flusso di automobili. Inoltre, la riduzione della velocità occorre esclusivamente nei pressi del dosso, in quanto buona parte degli automobilisti tende a recuperare il tempo perso accelerando non appena superato l’ostacolo.

Invito dunque tutti voi a prendere coscienza della realtà dei fatti, di pretendere il rimborso di eventuali spese di riparazione della vostra vettura, e di invitare una volta per tutte le amministrazioni comunali a spendere soldi per le reali esigenze dei propri comuni, e non per congestionare ulteriormente il traffico e mettere a repentaglio la vita di automobilisti, ciclisti e motociclisti con dossi mal segnalati.

  • Silvia

    Articolo molto interessante, però ci hanno fregato in partenza perché semplicemente li definiscono passaggi pedonali sopraelevati, così da evitare di sottostare a queste regole.

  • spidernik84

    Ciao Silvia,

    in realtà non è così: ogni dispositivo o realizzazione che modifichi il profilo orizzontale del manto stradale rientra nella definizione di “dosso”, pertanto anche i passaggi pedonali rialzati devono sottostare alle direttive dell’articolo 179 😀

    Vedi a tal proposito punto 1 su webstrade.it 🙂