Fiat sempre meno italiana

fiat_logo.jpgDi recente si fa un gran discutere sulla campagna promozionale fiat: La “Rinascita del marchio”, il “comprare italiano”, la “qualità e originalità Fiat” e altri bei sentimenti di stampo nazionalista vanno di moda nella vana speranza di tornare ai fasti del dopoguerra. E intanto che si dice a torino? Semplice, al lingotto si parla sempre meno italiano. Dopo la recente delocalizzazione di alcune fabbriche Fiat in Polonia (la Panda), Turchia e Brasile (nella terra del Carnevale ci fan le Palio), suggerita dal trend diffuso di spostare la produzione dove la manodopera costa meno, a Torino non si sono fermati. La nuova punto, da sempre “istituzione nazionale” purosangue italiana, in uscita a settembre, sarà in tutto e per tutto una Opel Corsa semplicemente travestita: la meccanica è la medesima. Per quanto riguarda la Stilo, purtroppo un mezzo flop (il target di vendita era di 400.000 unità, di cui ne è stato venduto solo un quarto), la progettazione e la produzione della nuova versione saranno commissionate alla Magna Styer, colosso austriaco che già vanta accordi con BMW (produce la X3), SAAB (per quanto riguarda la 9-3) e altri produttori noti. Oltre a perdere quel poco che le rimaneva di italiano, la Stilo costerà alla Fiat il 40% in più di quanto non sarebbe costata se prodotta “in casa”.
“La nuova croma è tornata a parlare italiano”, “Metteteci alla prova, comprate italiano”, e poi persino le felpe sponsorizzate da Elkann vengono prodotte in Bangladesh.

Un vero peccato, una nazione che produceva vetture che hanno fatto scuola ridotta ad avere società con i conti perennemente in rosso. Sono ormai andati i tempi in cui al passaggio di una Lancia o di una Alfa Romeo gli stranieri si toglievano il cappello in segno di rispetto. Povera italia 🙁