Diario svedese – scritto n.59: gli stoccolmesi e l’educazione

Studi antropologici in terra di Svezia

Durante questi due anni di soggiorno a Stoccolma mi sono spesso interrogato in merito alle abitudini comportamentali dei nativi.

Uno degli aspetti più evidenti degli stoccolmesi è il distacco che tendono a mostrare nelle relazioni interpersonali, particolarmente evidente nel caso non vi siano rapporti di forte amicizia. Il distacco arriva a livelli tali da essere talora interpretato come maleducazione. Non sempre lo è.
Questo ermetismo,  definito dai popoli latini “freddezza”, merita infatti un approfondimento. Il miglior modo per accettare – o quantomeno tollerare – un fenomeno è infatti dedicarvi del tempo per capirne l’origine e l’essenza.

Nel corso dei mesi ho avuto diverse occasioni di irritarmi alla vista di scene a me difficilmente accettabili, sovente non essendo mero spettatore, bensì protagonista.

Posso iniziare con una scena vista una mattina mentre ero in procinto di prendere l’autobus che mi avrebbe portato al lavoro. Una giovane e ritardataria ragazza si affretta per non perdere il bus correndo dall’altro lato della strada. L’autista, accortosene, attende il suo arrivo fermando subito il mezzo. La ragazza sale senza salutare nè ringraziare l’autista per il cortese gesto. L’autista mantiene la sua espressione seria e avvia il mezzo nella totale impassibilità mentre la ragazza prende posto.

Altro episodio: prendo la metropolitana come avviene ogni giorno e al mio fianco siedono una ragazza intenta a leggere e due signore. I sedili sono disposti a due a due e ciascuna coppia di sedili fa sì che i passeggeri siano uno di fronte all’altro. La ragazza è seduta da sola sul sedile più esterno, le signore una di fianco all’altra. La signora più vicina al finestrino fa per uscire dal treno ma ha la via ostacolata dalla ragazza, la quale ha le gambe incrociate. La signora finisce, tra manovre da circo e sospiri irritati, per urtare la ragazza e calciare il sacchetto della spesa dell’altra signora. Scatta un’accesa discussione in svedese tra lei e la ragazza, di cui capisco soltanto un “fråga” (chiedi). Probabilmente la signora si aspettava che la ragazza si degnasse di spostarsi senza il bisogno di un’esplicita richiesta, mentre la ragazza non ci pensava nemmeno.

Terzo episodio: in palestra. Essendo gli armadietti uno di fianco all’altro è normale che ci si intralci a vicenda. Di fronte agli armadietti vi è solitamente una panca dove è possibile sedersi. Di fronte al mio armadietto siede un ragazzo intento a cambiarsi. Nell’istante in cui apro l’anta egli si sposta per farmi spazio. Ringrazio per il gesto e vengo completamente ignorato, nemmeno mi guarda.
Il “ringraziamento orfano di risposta” è un leit-motiv: ringraziare per una porta tenuta aperta, per una persona che cede il passo (caso raro), per un autista che ti aspetta, sono gesti a cui viene riservato spesso un triste ed immeritato oblio. Stessa sorte tocca a chi compie il gesto: i ringraziamenti non sono una garanzia.

Avrei certamente altri episodi da portare ad esempio ma mi limito ad un grande classico: gli sputi. E’ infatti abitudine, quantomeno a Stoccolma, che la gente sputi ad ogni occasione. All’attesa di un bus, fumando una sigaretta, correndo. L’aspetto fastidioso è che spesso avvenga anche al chiuso. Non è infatti raro vedere persone sputare sulla metro, sulle scale mobili o nei centri commerciali. Cosa apparentemente normale. Nella terra dell’equità sessuale è superfluo far notare che sputano in egual modo gli uomini, le donne, le fanciulle e i ragazzini. Raramente ho visto anziani dedicarsi all’arte dello sputo.

Ora, è molto importante distinguere ciascuno degli episodi di cui sopra, originati da un insieme di ingredienti che a Stoccolma trovano probabilmente la giusta alchimia.
Il primo episodio denota una certa mancanza di educazione da parte della ragazza che pare essere comune nelle nuove generazioni, aspetto che viene ulteriormente messo in risalto dal secondo episodio: la signora sul treno è infatti indisposta e la ragazza non ci arriva nemmeno, proclamandosi addirittura parte lesa. La signora è probabilmente di una generazione più attenta alle esigenze altrui, la ragazza, figlia di un’epoca di agiatezza e comprovato individualismo dove il dipendere dagli altri è meno necessario, se ne frega.
Il terzo episodio può invece trovare un’interpretazione nella cronica difficoltà di interrelazione tra individui comune alle alte latitudini: è infatti possibile che il ragazzo si trovasse semplicemente a disagio nel guardarmi e nel rispondermi “non fa nulla”, preferendo ignorarmi.

Un’interessante interpretazione del fenomeno viene invece da Simona. Mi sento di condividerla: in una nazione fortemente soggetta a regole come la Svezia, dove il retaggio socialista è ancora radicato nonostante il governo liberista, tutto ciò che non è scandito da dettami e leggi non è ovvio. Cedere il passo, lasciare il posto, rispettare le file e non saltare le code non sono gesti di cortesia, bensì ovvietà e dogmi insindacabili. Regole. Servono a rendere la vita sociale più piacevole per tutti ed è ovvio che vadano rispettate. Mettere in discussione queste regole non è solo illogico e infruttuoso, ma non contemplato. Ed è così che gli svedesi, tanto dipendenti dalle regole, quando la situazione richiede una scelta non predefinita non sanno come agire e non hanno un codice del “bon-ton” che li guidi nell’immediato. Questa mancanza è ben manifesta negli uffici pubblici dove ad ogni richiesta non standard si ricevono risposte assolutamente casuali e diametralmente opposte in base al dipendente e all’ufficio.
Ulteriore possibile ingrediente della ricetta: la natura capitalistica e consumistica della metropoli. Stoccolma è una città ricca, molto ricca. E snob. Questi aspetti creano il substrato ideale all’emergere di comportamenti distaccati e spiccatamente individualistici. La sempre maggior dipendenza dalle telecomunicazioni e dalla tecnologia ha portato ad una forte allontanamento degli individui che compongono la società, i quali si trovano a comunicare con mezzi sempre più veloci ed efficienti. Si può comunicare con un numero di persone sempre maggiore, a distanze un tempo invalicabili e in un lasso di tempo che sfiora l’istante. Questa efficienza di mezzi ha paradossalmente spostato l’asse della comunicazione dalla ristretta cerchia di persone vicine ad un più ampio insieme di persone lontane tra loro, riducendo fortemente la capacità di dialogo vis-a-vis, già di per sè resa difficoltosa dai tratti tipici della società nordica.

Queste sono osservazioni strettamente personali e frutto di un’interpretazione soggettiva del fenomeno.  Sarebbe interessante condividere queste osservazioni con altri residenti a Stoccolma. Vi invito dunque a commentare 🙂

 

 

  • Non posso che essere in disaccordo con te. L’episodio della metropolitana e altri simili non fanno testo. Sai che mi son messo a contare quante volte mi tengono la porta aperta o meno, quante volte mi ringraziano o mi salutano gli sconosciuti. Ne risulta che è decisamente raro che uno Svedese non dica grazie o non tenga la porta aperta se stai arrivando. Solo ieri, mi è successo due volte, su due.
    Sul fatto che sputino, è invece verissimo che lo fanno per strada e a volte sulla metro e ne ho parlato anche sul mio blog. Non ne capisco la ragione. Dicono che è dovuto al consumo di snus ma non ci credo… Non ci credo proprio perché non ho mai visto gli Svedesi sputare in un centro commerciale o al ristorante, dove pure consumano snus.
    Non so, sembra che io e te viviamo in due diverse Stoccolma!

    • spidernik84

      E per quale ragione non farebbero testo? Consideri validi solo gli episodi che sostengono la tua tesi? 🙂
      Abbiamo una diversa sensibilità al problema, tutto qui. Accetto la tua divergenza d’opinioni data la soggettività dell’argomento. Ho invitato altri a commentare proprio per creare una discussione, sono curioso.

  • Mah!!! Che dire…..
    Nel primo episodio si puo’ benissimo pensare che l’autista abbia evitato di passare per l’erotomane viscido che aspetta la ragazza/signora e poi attacca bottone. La ragazza avrebbe potuto ringraziare rischiando di passare per: un disastro abulante (grazie, come e’ umano lei signor autista… come siete umani tutti voi passeggeri..) oppure la diva che fa aspettare tutti e tutto (eccomi sono qui adesso potete partire!).
    Situazione potenzialmente imbarazzante per tutti, si e’ preferito glissare.
    Banalmente poteva pure essere che nessuno aveva nulla di particolarmente intelligente da dire, quindi sono stati zitti. Non tutti hanno la faccia di bronzo.

    Il secondo caso secondo me e’ ancora piu’ emblematico, io sono sempre in grossa difficolta’ nel far passare/lasciare il posto alle signore, donne incinte, vecchiette… c’e’ sempre il rischio di venire apostrofati “”Ue’!! Ion non sono mica vecchia/incinta!!!”

    Nel terzo caso, il ragazzo in palestra ha pensato che eri un omosessuale voglioso di attaccar bottone. (oppure lui era omosessuale e non ti ha degnato di una parola sapendo che tu sei omofobo).

    Riflessioni del tipo:
    “in una nazione fortemente soggetta a regole come la Svezia, dove il retaggio socialista è ancora radicato nonostante il governo liberista, tutto ciò che non è scandito da dettami e leggi non è ovvio. Cedere il passo, lasciare il posto, rispettare le file e non saltare le code non sono gesti di cortesia, bensì ovvietà e dogmi insindacabili. Regole. Servono a rendere la vita sociale più piacevole per tutti ed è ovvio che vadano rispettate. Mettere in discussione queste regole non è solo illogico e infruttuoso, ma non contemplato. Ed è così che gli svedesi, tanto dipendenti dalle regole, quando la situazione richiede una scelta non predefinita non sanno come agire e non hanno un codice del “bon-ton” che li guidi nell’immediato. ”
    Lasciano il tempo che trovano.
    Rischio di diventare polemico ma espressioni del tipo “retaggio socialista nonostante il governo liberista” mi sanno tanto di “non so cosa sto dicendo o, pur sapendolo, non centra nulla con il discorso, pero mi fa sembrare intelligente”.

    Nel tuo discorso inizi dicendo che in Svezia tutto e’ scandito da “dettami e leggi”, continui con gli “svedesi, tanto dipendenti dalle regole” e concludi dicendo che non hanno un “codice”…..

    Io (e ribadisco io) trovo spesso negli italiani un godimento retoriconanistico, grandi pippe molto belle da dire, scrivere e persino leggere, sono il primo ad ammetterlo, mi piace molto giocare con la lingua e il linguaggio, alla fine di tutto questo smanovellamento logico non si e’ capito (risolto) il problema.

    Senza star qui a discutere se si parli di “leggi”, “regole”, “dettami”, “codice di “bon-ton””, non e’ che la realta’ e’ molto piu banale di quel che ci piacerebbe?? In Svezia ci sono regole (leggi, usanze, dettami, codici, costumi, abitudini) diverse e noi non le abbiamo capite a fondo.
    E’ necessario pensare piu’ spesso al rasoio di Occam.

    Si arriva al massimo della pippa quando, dopo il sillogismo iniziale, si ottiene una legge universale che viene utilizzata per spiegare la realta’: “Questa mancanza è ben manifesta negli uffici pubblici dove ad ogni richiesta non standard si ricevono risposte assolutamente casuali e diametralmente opposte in base al dipendente e all’ufficio.”
    MI stupirei non poco se, in uffici pubblici diversi e con dipendenti diversi, ottenessi le stesse risposte a richieste non standard.

    Mi vien voglia di farti un post in stile “dodici motivi per non vivere in Svezia” .

    Baci

    • spidernik84

      Ben due Ambasciatori della Corona a commentare uno dei miei scritti. Sono sinceramente commosso!

      Rischio di diventare polemico ma espressioni del tipo “retaggio socialista nonostante il governo liberista” mi sanno tanto di “non so cosa sto dicendo o, pur sapendolo, non centra nulla con il discorso, pero mi fa sembrare intelligente”.

      Io (e ribadisco io) trovo spesso negli italiani un godimento retoriconanistico, grandi pippe molto belle da dire, scrivere e persino leggere, sono il primo ad ammetterlo, mi piace molto giocare con la lingua e il linguaggio, alla fine di tutto questo smanovellamento logico non si e’ capito (risolto) il problema.

      Sai, Balorso, forse ti è sfuggito che vi siano ancora persone in grado di scrivere in un italiano rispettabile. Mi sembra di capire che l’avere un vocabolario ricco di sostantivi ed una padronanza delle subordinate equivalga per te ad essere arroganti. Mi spiace deluderti, tuttavia non è un problema mio, così come non lo sono i complessi di inferiorità linguistica altrui.
      Non ho idea di chi segua il blog, fatta eccezione per i parenti più stretti e qualche amico a me molto vicino. Non ho grande interesse a renderlo il mio palcoscenico considerando che traggo soddisfazione da ben altro. Oltretutto è un blog piuttosto anonimo e capitarci per sbaglio è assai difficile. È più probabile che lo si legga per scelta. Vista la celerità con cui hai commentato deduco che tu sia un lettore affezionato. Ad oggi, 3 Settembre 2012, mi pare di notare che il tuo blog rimandi al mio tramite un collegamento in prima pagina 🙂

      Senza star qui a discutere se si parli di “leggi”, “regole”, “dettami”, “codice di “bon-ton””, non e’ che la realta’ e’ molto piu banale di quel che ci piacerebbe?? In Svezia ci sono regole (leggi, usanze, dettami, codici, costumi, abitudini) diverse e noi non le abbiamo capite a fondo.
      E’ necessario pensare piu’ spesso al rasoio di Occam.
      Si arriva al massimo della pippa quando, dopo il sillogismo iniziale, si ottiene una legge universale che viene utilizzata per spiegare la realta’: “Questa mancanza è ben manifesta negli uffici pubblici dove ad ogni richiesta non standard si ricevono risposte assolutamente casuali e diametralmente opposte in base al dipendente e all’ufficio.”
      MI stupirei non poco se, in uffici pubblici diversi e con dipendenti diversi, ottenessi le stesse risposte a richieste non standard.

      Ho dato un’interpretazione soggettiva e non mi sono proclamato portatore della verità assoluta. Non a caso ho invitato al dibattito. Sbaglio o siamo un poco suscettibili quando si tocca l’argomento Svezia? Tu e BadGrass vi sentite chiamati in causa quasi si offendesse vostra madre. Suvvia, un po’ di camomilla, nessuno vi rovina il luna park personale.

      In un ufficio pubblico si presume vi sia una certa preparazione. Io non trovo assolutamente normale che ogni impiegato dia risposte diametralmente opposte, imprecise e spesso completamente fuorvianti o errate. Si tratta di impiegati statali, pagati con le tasse dei contribuenti, tra i quali figura il sottoscritto. L’errore è accettabile ma non quando originato da una mancanza endemica. Questa incapacità di improvvisazione e reazione l’ho notata anche in altre occasioni. Lungi da me offenderli, hanno ovviamente altre doti che ammiro, ma la “gestione delle eccezioni” non figura tra queste. Parere personale.

      Mi vien voglia di farti un post in stile “dodici motivi per non vivere in Svezia” .

      Baci

      Ti prego, stupiscimi!
      Intanto a cuccia.

      • No no, dai, non puoi dirmi che “mi sono sentito chiamare in causa”. Io ti invito a fare prima una statistica. Io ti parlo di numeri, non di un caso isolato; è per questo che dico che la signorina con le gambe accavallate non fa testo. Per me è fin troppo facile che tu, e qualunque altro Italiano che dica le tue stesse cose, ricordiate bene ogni volta che vedete qualche cattivo comportamento e non vediate tutte le altre volte in cui invece le cose sono andate secondo i canoni, peraltro molto soggettivi. Tu, già da tempo, sostieni che gli Svedesi sono così e cosà; io, non essendo d’accordo, mi sono messo a verificare di persona e a raccogliere dati, numeri… L’ho fatto proprio perché voglio esser sicuro di non essere io a vedere per forza il sole laddove c’è la tenebra. I dati, per adesso, mi danno ragione alla grande: gli Svedesi ringraziano e sono ben coscienti d’avere altre persone attorno, nella stragrande maggioranza dei casi.
        Inoltre, vi ricordo che non venite certo da una nazione che brilla per l’educazione (fa’ una chiamata all’Ambasciata, tanto per rinfrescarti la memoria).
        Baci e abbracci! 🙂

  • Mi sono espresso male, purtroppo, il risultato e’ che ci si focalizza sul dito.
    Si potrebbe finire a discutere di chi legge il tuo blog, del fatto che nel mio ci sia un blogroll, se sia possibile capitare per sbaglio sul tuo blog…. Non credo sia opportuno, visto che non apporterebbe nulla di interessante alla discussione a cui tu stesso ci hai invitato.
    Scrivere in italiano forbito, non e’ un problema, ne’ tantomeno sinonimo di arroganza. Non ho ben capito a cosa ti riferisci quando parli di inferiorita’ linguistica, ma non credo sia opportuno discutere per i motivi di cui sopra.

    Nella tua risposta hai riportato i passaggi meno importanti del mio commento.

    Ho scritto che in Svezia ci sono regole diverse. Diro’ di piu’: la Svezia e’ diversa dall’ Italia. Diversa, non migliore o peggiore, diversa. Spesso non siamo in grado di capire a fondo, semplicemente perche’ arriviamo da una realta’ diversa.
    Quello che spesso ho riscontrato in molti italiani e’ l’ergersi a giudice dell’universo, spesso nascondendosi dietro roboanti discorsi. Quando invece basterebbe una mente piu’ elastica.
    Ti faccio un esempio: in Giappone soffiarsi il naso in pubblico e’ una delle cose piu’ schifose che uno possa fare. Spero tu capisca, altrimenti ti faccio un disegno.

    Sbagli. Non sono suscettibile quando si tocca l’argomento Svezia. Non mi sento chiamato in causa come fosse stata offesa mia madre.
    Quello che mi irrita (magari avresti potuto capirlo leggendo il mio blog) e’ quando si fanno ragionamenti astrusi. Non che sia un reato o un peccato mortale, per carita’, ogni tanto capita a tutti, che vuoi che sia.
    Ma qui siam partiti dal titolo “gli stoccolmesi e l’educazione”, hai iniziato riportando tre episodi, hai parlato del divario generazionale, del retaggio socialista, gli svedesihannoleregolemanonicodici, adesso ci sono i cellulari ecco perche’ gli svedesi non sanno gestire le eccezioni.

    Devo dirti che impiegati statali incapaci io non ne ho mai incontrati.
    Gestire le eccezioni?? Mi e’ capitato di vedere svedesi fare delle eccezioni (ett undantag).

    Non per questo sostengo che tutti gli svedesi siano superefficenti e maestri nell’eccepire.

    Non mi piacciono i ragionamenti del tipo “Ho detto grazie ma non mi ha risposto prego quindi TUTTI gli svedesi son maleducati e prima o poi si suicidano”.

    Ho scritto che non mi piacciono.

    Tu, naturalmente, fai pure quel cazzo che vuoi.

    • spidernik84

      Balorso, il tuo pensiero lo rispetto ma le tue continue provocazioni sono fastidiose. Se vuoi il dialogo evita di condire le tue argomentazioni con insulti inutili e offese fuoriluogo.
      Trovo abbastanza irritanti frasi come “non so cosa sto dicendo o, pur sapendolo, non centra nulla con il discorso, pero mi fa sembrare intelligente”, perché assolutamente superflue ai fini della discussione.
      Altre sparate tipo “se non capisci ti faccio un disegno” o “fai quel cazzo che vuoi” si commentano da sè. Per carità, ci vuole altro per offendermi ma passa la voglia di dedicare tempo a risponderti. Dici di non esserti sentito toccato personalmente da ciò che scrivo ma il tono dei tuoi messaggi lascia intendere il contrario. Se il trasporto che mostri nello scrivere non è dettato da una particolare sensibilità al tema trattato allora mi auguro di cuore che non sia il tuo quotidiano modo di relazionarti con chi ha opinioni differenti dalle tue.
      Chi mi conosce sa come la penso sulla Svezia: mi ha dato lavoro, mi ha fortificato, dato tante e grandi soddisfazioni e sarò sempre riconoscente a questo Paese per come mi ha cambiato. Cerco di capirla nei suoi contrasti e cerco di essere il più aperto possibile nell’interpretazione di ciò che vedo. Ho espresso un pensiero puramente soggettivo, elaborando una teoria forse fantasiosa, forse no, frutto di due anni di vita qui, cercando uno scambio di opinioni civile. È una visione dei fatti possibilmente non condivisibile, malgrado ciò non mi sembra il caso di incazzarsi e pestare i piedi andando sul personale solo per una divergenza di opinioni o per la complessità del ragionamento. Puoi paragonarmi quanto vuoi agli “italiani che si ergono giudici” ma a leggere il giudizio che dai di me senza nemmeno avermi mai visto di persona ricadi pienamente nella categoria in cui vuoi inserirmi.
      Lascio ai posteri l’ardua sentenza.

      @Bad Grass: con te la sistemiamo di persona a caffè e kanelbullar 🙂

  • LOL Ahahaaha!! E sia !!!! Lasciamo pure ai posteri!!!

    Guarda che ci siamo incontrati di persona, piu’ di una volta!!!

    Baci.

    • spidernik84

      :O

      E quando? Ora sono curioso!

      • L’ultima volta e’ stato il 10 dicembre 2011, credo fosse sabato.

        Molti mesi fa, ma ormai non bazzico piu’ Stoccolma….

        • spidernik84

          Non ricordo proprio. Peccato. Tornerai a fare un giro in città?

  • ……….E’ infatti abitudine, quantomeno a Stoccolma, che la gente sputi ad ogni occasione. All’attesa di un bus, fumando una sigaretta, correndo. L’aspetto fastidioso è che spesso avvenga anche al chiuso. Non è infatti raro vedere persone sputare sulla metro, sulle scale mobili o nei centri commerciali. Cosa apparentemente normale. Nella terra dell’equità sessuale è superfluo far notare che sputano in egual modo gli uomini, le donne, le fanciulle e i ragazzini. Raramente ho visto anziani dedicarsi all’arte dello sputo………

    Lo sputare e´pratica diffusa gia dal 1700 .. ho visitato una villa dell epoca e la guida si e´ fermata a sottolineare la pulizia che vigeva in quel periodo, infatti ,a terra, in ogni sala della villa si trovava un piattino per poter sputare e a volte anche 3 o 4 , uno vicino ogni poltrona,quelli per le done erano decorati,quegli per gli uomini erano invece solo bianchi.. quindi il discorso snus non regge..
    In merito all educazione… non posso che essere concorde con Spidernik, e mi sorprende che tu ancora cerchi di capirli.. io ormai mi sono rassegnato, non capiro mai le donne,gli animali e gli svedesi.. 🙂

    • spidernik84

      Arduino! Mi domandavo giusto dove fossi. So che quando si tocca l’argomento posso sempre contare su di te 😀

  • Alex

    Lo sputazzare a terra è una questione delle nuove generazioni ovvero una degenerazione dell’educazione e un fattore legato alle classi sociali (anche se ora pure i ragazzini di Östermalm si comportano come working class). È vero che nel 1700 si sputava ma lo si faceva in tutta Europa e in Italia negli anni 40 esistevano ancora le sputacchiere.
    Comunque, come ti faceva osserva BadGrass “sembra che viviamo in due diverse Stoccolma” ed è vero, le differenze dipendono dal quartiere dove abiti nonostante molti svedesi si ostinino a negarlo per una sorta di snobismo.
    Ciao : )
    Alex

  • sANTO

    Mi intrometto per lasciare la mia opinione …
    Secondo il mio punto di vista bisogna anzitutto analizzare da dove si arriva, non nel senso di Italia ma di grande città o piccolo paese.
    Le impressioni che ha Spidernik sono le stesse che io ho notato negli anni xxanta quando dalla Sicilia sono arrivato nel grande Nord Italia.
    Nei paesi medio piccoli ci si saluta anche se ci si vede 10 volte in un giorno, pacche sulle spalle, caffè offerto a tutte le ore del giorno e della notte ( guai a non accettarlo)
    Arrivato al nord ho notato la differenza, freddezza degli italici locali.
    Mentre nel paese si sa tutto di tutti nella città non conosci nemmeno il tuo vicino di pianerottolo, forse nemmeno ti saluta e la vita frenetica ti spinge a correre e vivere ” la tua vita”
    Qui a Stoccolma il fenomeno è ampliato, forse dalla differente cultura, forse dalla vita incentrata molto sul lavoro… non saprei.
    Se poi consideriamo che anche con i figli/parenti vari non c’è quella confidenza, socializzazione che abbiamo noi in Italia, ecco che viene fuori il quadretto svedese medio.
    Personalmente ho avuto solamente qualche sporadico episodio di ineducazione, non da svedesi ma da extracomunitari.
    Ma ripeto, secondo me è la visione che noi portavamo dal nostro luogo di residenza che ci fa notare e vedere come difetti cose che per noi non dovrebbero esistere.
    E ci fa vedere come strabilianti le semplici regole che hanno gli svedesi per il quieto vivere.
    Niente campanelli alle porte, codice per entrare, niente cene fra colleghi e amici senza preavviso e pianificazione di almeno 2 mesi.
    Noi italici decidiamo su due piedi una cena o pizza con l’amico appena incontrato ma non chiedetelo a uno svedese. Dovrà prima consultare il suo planning annuale e riservare una serata per voi il mese successivo.

    La mia personale conclusione è : altre regole, maleducazione dei giovani come in altre nazioni e noi ospiti non dovremmo abituarci a quelle regole che ci stanno sulle scatole.
    Siamo qui per migliorarci non per regredire.

    Ciao Nik

    • spidernik84

      Mi pare una tesi più che condivisibile 😉 forse mi sono anche dimenticato dei maleducati che incontravo in Italia, che non erano pochi.
      C’é anche da dire tuttavia che altre persone di città (non svedesi) hanno notato l’atteggiamento “speciale” degli stoccolmesi, quindi non è detto che sia solo una questione città vs paese. É un argomento delicato e complesso.

  • wif

    La realtà è che gli svedesi sono dei cafoni istituzionalizzati. Tutti questi che vedi in giro per Stureplan sono degli arricchiti e vivono sui debiti. Vedrai che botto che fanno se il mercato immobiliare crolla. E sono ancora convinti che il loro sistema sia il migliore – invece sta facendo acqua da tutte le parti. Qua tra poco staranno tutti con le pezze al culo! Ciao 🙂 Ale