Diario svedese – scritto n.57: “Italy, love it or leave it”

Serata all’insegna del cinema.

Lascio l’ufficio verso le 17.00 in compagnia del collega Matteo. Prendiamo la tunnelbana alla volta di Hornstull, nella parte ovest di Södermalm.
Raggiungiamo il cinema Rio, un vecchio locale dall’aspetto retrò con qualche decade alle spalle. Con un certo stupore ci imbattiamo in una coda di persone che ha inizio all’esterno dell’edificio. La pioggia battente non aiuta. Proiezione del giorno: il documentario indipendente “Italy, love it or leave it”, di cui non conosciamo granché.

Noto Una Vespa rossa far capolino all’ingresso, probabilmente con lo scopo di promuovere il film.
Biglietti alla mano facciamo il nostro ingresso nella sala. La disposizione dei posti è curiosa: un soppalco rialzato ospita dei tavolini circolari con relative sedie, dando la possibilità ad una privilegiata parte del pubblico di godersi lo spettacolo in modo inconsueto.
Una ragazza versa gratuitamente del vino agli spettatori. Tento di accodarmi ma vengo bellamente ignorato. Prendo così posto con Matteo nella primissima fila, senza vino.

Il film viene introdotto brevemente in italiano e inglese da un uomo sulla cinquantina e da una ragazza, probabilmente gli organizzatori dell’evento, i quali ringraziano i due giovani registi del film per la loro presenza in sala. Le luci si spengono e la proiezione ha finalmente inizio.

Il documentario si apre con la presentazione dei due protagonisti e registi, Gustav Hofer e Luca Ragazzi. Altoatesino il primo, romano il secondo, convivono in un appartamento a Roma e si lanciano in una discussione che non pare avere fine: l’Italia, con tutti i suoi problemi, le sue profonde contraddizioni e in una situazione di crisi a più livelli, è il Paese giusto in cui costruire il proprio futuro? Gustav, di animo nordico, è pragmatico e disilluso, tratti che lo portano a desiderare senza esitazione un futuro a Berlino. Luca è profondamente affezionato alla sua città e al suo Paese e tenta in tutti i modi di convincere il compagno che l’Italia ha ancora tanto da dare. Vi è un solo modo per trovare risposte: imbarcarsi in un lungo viaggio lungo la Penisola a bordo di uno dei simboli storici del made in Italy, una vecchia Fiat 500.
In coppia viaggiano così per l’Italia delle contraddizioni tra una discussione e l’altra, scrivendo con le parole un diario di viaggio ricco di immagini suggestive, con interviste a semplici operai colpiti dalla crisi, ad attori, ad amministratori comunali, a volontari e a tante voci silenziose di un’Italia ferita ma piena di speranze e combattività. Durante il loro percorso incontreranno anche volti noti come Andrea Camilleri e Nichi Vendola.
Con un montaggio capace, una colonna sonora più che azzeccata e tanta intelligente ironia (ed autoironia), Gustav e Luca hanno confezionato un documentario piacevolissimo e capace di far pensare, denso di cinecitazioni e scambi di battute divertentissimi, ma al contempo autentico e in grado di dare più di uno spunto di riflessione a chi, come me, tante volte si è posto questa domanda: vale la pena di costruire il proprio futuro in Italia?

Le domande a fine proiezione hanno messo in luce la preparazione e la genuinità di questi due ragazzi, impressione che ho avuto modo di confermare grazie ad una veloce chiacchierata con loro prima di tornare a casa. Una visione consigliatissima, e non è un caso che i premi internazionali siano giunti copiosi.

Sito ufficiale e trailer: www.italyloveitorleave.it

  • Io sempre loro avevo visto “Improvvisamente l’inverno scorso”, un documentario molto bello sulla questione delle unioni omosessuali in Italia.

    Una sola correzione: i due registi sono una coppia, non semplicemente due amici che fanno un viaggio insieme 😉

    • spidernik84

      Ciao,
      sapevo dell’altro film ma non ero a conoscenza dei temi trattati. Presumevo fossero una coppia ma ero ancora in dubbio per andare a colpo sicuro 😛 Grazie, aggiungo la precisazione.

  • ZITA

    buon giorno, tutto bene il viaggio ? Ti consiglio di iscriverti alla aire, poi ci sentiamo.a presto Zita