Diario svedese – scritto n.56: ancora a spasso

L’autore in giro per l’Europa. Considerazioni d’inverno.

Il lavoro occupa sempre più spazio nella mia vita, circostanza non necessariamente positiva. Negli ultimi mesi ho effettuato due trasferte a Londra, aventi per obiettivo l’allestimento del nuovo ufficio inglese.
Esperienze decisamente positive, nonostante il tempo a disposizione limitatissimo (tre giorni ciascuna).

Per questi pochi giorni ho respirato un’aria inusuale, in una delle capitali più dinamiche d’Europa, cogliendo la diversa verve dei londinesi, così amichevoli e chiacchieroni. Mi son reso conto, così come avvenne a Malta, di quanto gli stoccolmesi siano diversi, distaccati, e di quanto mi manchi la convivialità. E, a suo modo, di quanto ripensi con malinconia anche a quell’italianità genuina, chiassosa, che spesso riempie l’anima e dà sollievo. È un aspetto che diviene determinante solo quando ci vivi, in una città del Nordeuropa. Un viaggio all’estero apre la mente, è proprio vero!

Sul lavoro i ritmi, mano a mano che le responsabilità aumentano, si rendono sempre più serrati e le pressioni crescono di intensità. Contingenza che mi lusinga e rallegra, ma che getta nuove ombre sul mio percorso.
Paradossalmente, ora che ho un lavoro stabile e motivante mi ritrovo nella medesima situazione in cui ero prima di lasciare l’Italia: per scelta e pigrizia, la mia vita si alternava ciclicamente tra lavoro e casa. Ora che vivo da solo il tempo libero è sempre meno, e quel poco viene sperperato in esitazioni e ripensamenti. Cambia la percezione dello scorrere del tempo. Caro e lontano è il ricordo di quando, da piccoli, ci si poteva concedere il lusso di sentirsi “annoiati”, alla disperata ricerca di uno svago, seppur momentaneo, ansiosi di sperimentare, di esplorare. Una delle tante, folli conseguenze della nostra società, apparenemente più progredita eppure  sempre più famelica e avida del nostro tempo. Il tempo! Sempre meno nobile alleato, sempre più impietoso giustiziere, al pari di una belva feroce da cui fuggiamo, nell’angoscia e incespicando, e di cui udiamo il ringhio sempre più vicino.

Ho deciso pertanto di dedicarmi ad altre attività non legate all’informatica, di riconquistare con calma e pazienza il mio tempo, un minuto alla volta. La mia vita.
Oltre al nuoto, ho infine preso la decisione di frequentare una palestra. Non per moda, non per vanità, ma per dare un po’ di sollievo alla mia martoriata schiena, sempre più provata dalla sedentarietà e dalla postura probabilmente scorretta.
Ho anche deciso di dedicarmi maggiormente alla cucina, arte preziosa di cui è facile scordare il valore, ormai tentati dalla comodità di un piatto pronto o di un hot-dog a prezzi allettanti. E ho anche deciso, in un impeto un poco autolesionistico, di procedere con le certificazioni Cisco intraprendendo l’ardua via della CCIE.
Non ho mai fatto mistero di avere la mente ricolma di dubbi e incertezze, specie per ciò che concerne il mio futuro. Gli studi mi permettono tuttavia di mantenere la concentrazione su argomenti terreni, evitando una certa deriva filosofico-esistenziale che non mi porterebbe da nessuna parte.
Cosa meglio di un mese di corso intensivo come ai vecchi tempi? Resto ancora dell’idea, e più osservo il mondo che mi circonda e più me ne convinco, che il mio ruolo non sia questo. Desidero un maggior contatto con la natura, con l’essenziale, con il “semplice”. Desidero accontentarmi, seguire i ritmi naturali e rifuggire la caoticità della società moderna, così autoreferenziale e autolesionistica. Per ora devo resistere, è ancora presto, ma i bivi saranno numerosi lungo il percorso della mia vita.