Vacanze triestine

DSC00330.JPG Sono di ritorno da un piacevole viaggio in quel di Trieste, giusto una toccata e fuga per riordinare le idee.
Occasione del soggiorno la presenza dell’amica Sasha, nel capoluogo friulano per perfezionare il suo italiano (lei è di Mosca).
Dopo un non troppo estenuante viaggio di quattro ore in solitudine via treno (le prime due ore di eurostar sono state una meraviglia…le altre due su regionale un po’ meno 😀 ) ho raggiunto, accolto da un clima decisamente mite, l’antico porto dell’impero asburgico.
Trieste è una città piacevole da visitare, tranquilla, dagli spazi aperti, per nulla caotica, ricca di un’architettura di impronta più mitteleuropea che spiccatamente italica, complici il periodo trascorso sotto l’egida austro-ungarica e la collocazione orientale del capoluogo. Non stupisce che il fascino della città abbia stregato un nutrito numero di artisti di fama notevole, quali James Joyce, che scrisse “La mia anima è a Trieste”.
Non mi resta che consigliarvi una visitina, i prezzi assolutamente onesti praticati da alberghi e ristoranti, oltre alla cortesia dei triestini, non fanno che incentivare ulteriormente un soggiorno nel capoluogo del Friuli, forse ingiustamente messo in ombra dalla vicina Serenissima.

PS: per l’occasione ho pubblicato un album di fotografie online su Picasa web. E’ un servizio che ho conosciuto giusto in questa occasione, nel caso aveste necessità di pubblicare album di fotografie valutatelo, le caratteristiche sono notevoli: sincronizzazione con Picasa (solo la versione Windows :’( ), interfaccia intuitiva e efficiente grazie all’uso accorto di Ajax, 1 GB di spazio, etc.

Resoconto Solarexpo & Greenbuilding

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Sono di ritorno da un viaggetto a Verona, obiettivo della visita la fiera Solarexpo & Greenbuilding.
L’esposizione trattava argomenti di chiara natura ambientale, focalizzandosi in modo particolare sulle rinnovabili, sulla bioedilizia e sul risparmio energetico in generale, contando su oltre 31mila metri quadri d’area espositiva e oltre 600 ditte presenti. A seguire una rapidissima carrellata dei prodotti più meritevoli di menzione.
La prima chicca sono senza dubbio le celle fotovoltaiche integrate in pannelli di vetro, in grado di garantire tramite un solo cristallo produzione di energia elettrica e schermatura dai raggi solari sfruttando finestre già esistenti [foto].
Notevoli anche le pellicole fotovoltaiche flessibili con funzione isolante, utili per la copertura di grandi metrature [foto].
Altrettanto numerosi gli espositori di prodotti dedicati al solare termico, su livelli d’efficienza in costante crescita [1] [2].
Procedendo per i padiglioni si potevano apprezzare prodotti di diverse aziende specializzate in soluzioni di illuminazione a led. Mi ha particolarmente sorpreso questo prototipo: un lampione che garantisce un’illuminazione massima di circa 25 lux per sette giorni con una ricarica di 24 ore. L’impianto è comprensivo di sensore che rileva la luminosità esterna, variando di diversi step la potenza al fine di gestire al meglio la carica. da citare la presenza di una fila di led arancioni, la cui luce aumenta d’intensità in caso di nebbia [foto]. Il tutto alla modica cifra di 2200 euro. Ci si auspica uno sconto 3×2…
Nutrita la sezione delle caldaie classiche e a pellets. Qui, ahimè, va detto che in quel di Germania sono avanti, non a caso larga parte degli espositori parlava tedesco :).
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Toyota Prius: efficienza estrema dal Giappone

salvad.jpgDel fatto che la Prius sia un’auto straordinaria non ho mai fatto mistero: ho trattato l’argomento nella tesi di maturità, l’ho sempre desiderata e decantata, ha battuto record su record e, soprattutto, vende bene.
La prima ibrida di serie ad avere un certo successo di mercato ha da subito vantato prestazioni discrete, dotazione di bordo da auto di livello superiore e costi d’esercizio e possesso assai ridotti dati dalla bassa cilindrata del motore termico (1400).
Con i prezzi dei combustibili in costante ascesa verso lo spazio, Toyota ha fatto dei consumi della vettura il suo cavallo di battaglia: ricordo che sulla carta la Prius è in grado di percorrere una media di 100 km con 4,3 litri di benzina (~23km/l). Qualcuno, in Giappone, non s’è accontentato: sono così nati i “nenpimaniacs“, termine giapponese per “maniaci della percorrenza”(perdonate la traduzione decisamente poco elegante). Questi signori, complice il prezzo della benzina mediamente superiore nel paese del Sol Levante, fanno letteralmente a gara a chi porta la percorrenza per litro della propria Prius al massimo.
E’ recentemente balzato agli onori della cronaca uno di questi signori, tale Takashi Toya, 56enne proprietario di una fabbrica di tofu. Toya ha applicato i seguenti accorgimenti alla sua vettura:

– sigillato con nastro isolante gli spazi tra le lamiere e le plastiche esterne per ridurre il coefficiente aerodinamico
– inserito della spugna nella griglia di aerazione
– modificato i parametri della centralina di gestione dell’unità propulsiva
– installato pneumatici ad alta efficienza
– applicato copricerchi aerodinamici
oltre ad una serie di altre modifiche non meglio specificate.

Toya ha poi messo in atto la diffusa tecnica del pulse-and-glide: essa consiste nel premere l’acceleratore sfruttando la spinta del motore elettrico fino ai 70Km/h, quindi rilasciandolo in modo che il termico intervenga esclusivamente per ricaricare le batterie senza contribuire alla trazione del veicolo. Curioso il fatto che Toya, per migliorare il “feeling” con il mezzo, abbia guidato a piedi scalzi 🙂
Il risultato di tutti questi accorgimenti? Una strabiliante percorrenza di quasi 49km/l, valore che straccia impietosamente altre campionesse d’efficienza come la Smart (la versione a benzina percorre 21km/l).

Risultato notevole conseguito dal signor Toya, a dimostrazione di quanto si potrebbe già risparmiare a livello mondiare con semplici interventi e variando le abitudini di guida, anche senza giungere agli estremi sopra esposti.

Colgo l’occasione per spammare invitandovi a dare un’occhiata alla guidina sul risparmio di carburante linkata sulla destra 🙂

[Fonte Bloomberg.com]

Firefox speed boost

ffspeed.jpg Oggi vorrei condividere con voi una serie di piccoli tweak atti a rendere più reattivo Firefox, specialmente in ambiente Linux, dove il browser appare meno ottimizzato.

Le modifiche sottostanti avranno effetto esclusivamente sui possessori di linee a banda larga, lascino dunque ogni speranza i 56kmuniti, rischierebbero addirittura un calo delle performance.

Digitate nella barra degli indirizzi il comando about:config e confermate.
Nella barra “filter” digitate “network.http“.
Modificate i valori come sotto riportato (è probabile che i primi due valori siano già impostati su “true”). Per intervenire sui valori è sufficiente fare doppio-clic su di essi:

network.http.pipelining true
network.http.proxy.pipelining true
network.http.pipelining.maxrequests 30

Qualeche delucidazione: i primi due settaggi abilitano l’esecuzione in parallelo di più richieste al server che ospita il sito, garantendo il download contemporaneo delle componenti della pagina con evidenti miglioramenti sui tempi di download. I max-requests sono, come il nome suggerisce, le richieste contemporanee. Evitate di alzare il valore oltre il 30, pena la saturazione del server che ospita il sito; è possibile che un eccesso di richieste venga interpretato dal webserver come un tentativo di attacco DOS, con conseguente esclusione momentanea del vostro ip dal download della pagina (non vedete più il sito).

Ultimo interessante tweak, probabilmente meno conosciuto dei precedenti:

Cliccate con il tasto destro al di sotto della lista di stringhe, selezionate “Nuovo“, selezionate “Integer“.
Copiate la seguente voce nglayout.initialpaint.delay, come valore impostate 0.
Quest’ultimo tweak istruisce Firefox ad avviare il rendering della pagina non appena arrivano dati, garantendo una risposta inferiore di almeno 250 millisecondi. Può apparire un’inezia, ma la differenza è ben percebibile.

Provare per credere 😉

[Un grazie a Forevergeek]

Biocarburanti – solo buoni propositi

mais.jpg
S’è fatto un gran parlare, specie negli ultimi mesi, di biocarburanti ottenuti da palme da olio, mais e altri vegetali. Il “biofuel“, la panacea di tutti i mali, destinato a porre una volta per tutte fine alla dipendenza dal petrolio per autotrazione. Ottimi propositi, speranze di avere un mondo più pulito ed ecologico; il fronte ecologista è stato letteralmente investito da un’ondata di gioia ad euforia in seguito all’incredibile risposta dei governi, per una volta sensibili al problema: incentivi per i biocarburanti, leggi ad hoc per imporre i costruttori ad ottimizzare i veicoli per l’uso del biofuel, accordi, campagne, spinte mediatiche, et cetera.
Un nuovo futuro aperto alle fonti rinnovabili sembrava prospettarsi, finalmente.
Ebbenesì, il “ma” arriva, già ve l’aspettavate, l’incipit era tanto trionfale da renderlo prevedibile. La crescente domanda di biocarburanti ha dato infatti vita ad effetti collaterali decisamente preoccupanti: dall’inizio del 2006 negli USA il prezzo del mais è raddoppiato, raggiungendo un valore che non si registrava da dieci anni, mentre le riserve sono precipitate ai minimi del 1975; in Messico sono già scoppiate rivolte per l’approvigionamento del cibo, e in altre parti del mondo già si percepisce il calo delle scorte. Tale carenza di mais, in caso di un’annata sfortunata, potrebbe… Leggi tutto “Biocarburanti – solo buoni propositi”

Solar Tower

solarturbine.jpgDesidero segnalare un interessante video pubblicato dai sempre informati ragazzi di Ecoblog: questa volta si parla di un progetto per lo sfruttamento dell’energia solare introdotto ormai due decadi fa: la torre solare.
L’impianto, concettualmente semplice, è costituito da un cilindro cavo, detto appunto “torre”, di altezza variabile in base alle esigenze e alla potenza d’uscita dell’impianto (dai venti metri negli impianti sperimentari all’inquietante chilometro della solar tower in progetto in Australia). Alla base della torre, su un’area di ampiezza anch’essa variabile, viene disposto un telo di materiale plastico distanziato dal terreno a mezzo di opportuni supporti, al di sotto del quale l’aria si riscalda per effetto serra. I principi base della termodinamica portano l’aria calda ad ascendere per moto convettivo, l’inclinazione del telo la convoglia forzatamente alla torre centrale, opportunamente dotata di turbine che ne convertono il moto ascensionale in energia elettrica. Uno dei vantaggi di un impianto di questo tipo, oltre alla relativa semplicità realizzativa, è dato dal funzionamento pressoché costante: l’aria calda continua infatti a fluire nelle ore notturne grazie al calore accumulato dal terreno durante la giornata. Il microclima che si viene a creare al di sotto del telo permette inoltre la coltivazione dell’area, rendendo l’impiego della struttura vantaggioso nelle aree dove l’escursione termica è un grattacapo di non poco conto.

Un’esaustiva animazione in flash è visionabile sul sito della EnviroMission Ltd., la compagnia australiana che ha in appalto la realizzazione dell’imponente torre da un km d’altezza e 200MW di cui parlavo poco sopra.
Nel video di Ecoblog un giornalista guida gli spettatori in lungo e in largo per l’impianto di Manzaneras, nella Mancha, purtroppo spazzato via dal grande fortunale del 1989.

>> Sito ufficiale Enviromission